6 Nazioni - "Diario di bordo", numeri e dati per capire l'Italia di Mallett. E un video benaugurante

Giornata ovale quella odierna. Tre partite, una in fila all'altra, praticamente dodici ore di rugby continuato. Rugby 1823 lo vivrà al The Friends di Milano , dove tiferemo insieme ai tifosi italiani e stranieri. Ma, aspettando Galles-Italia, vogliamo parlare di tre/quattro dati statistici per cercare di spiegare l'Italia di Nick Mallett. Nel frattempo, godetevi il filmato qui sopra, sperando sia benaugurante.

Aggiornato alle ore 14.15 

E' vero che i numeri non spiegano tutto, però aiutano a capire. Anche nel rugby. Mallett è stato accusato di essere un catenacciaro, di difendere e non attaccare, di mettere i giocatori in campo per rompere il gioco avversario e non per crearlo. Da cosa derivano queste certezze? Semplice, da un paio di ovvietà, che forse così ovvie non sono. L'Italia targata Mallett è molto "pesante", con grandi placcatori preferiti a finisseur di classe. Mallett placca tanto e duro, ma non crea gioco, non attacca. Queste le accuse rivolte al coach sudafricano, cui si contestano le scelte di Masi apertura e Marcato estremo.

Bene, ma queste osservazioni sono confermate nei numeri? Ho paragonato i dati dei primi due match del 6 Nazioni 2008 con quelli dell'intero torneo dell'anno scorso, che ricordo è stato il migliore dell'Italia. Da ciò cosa risulta?

1) I minuti di possesso palla italiani nel 2007 erano 17'19" a partita, saliti vorticosamente a 30'10" quest'anno. Di contro, i minuti di possesso avversari sono passati dai 19' del 2007 ai 22'15" del 2008. Quindi? Quindi l'Italia di Mallett domina nel possesso palla, crea gioco, non butta via il pallone e, alla fin della fiera, le partite di quest'anno hanno visto ben 16 minuti in più di rugby giocato, cioé di spettacolo.

2) I passaggi effettuati dall'Italia a partita quest'anno sono stati 132, contro i 102 dell'anno scorso. Quindi, maggior gioco alla mano nonostante all'apertura non si abbia un giocatore di ruolo. Come sopra, più spettacolo e gioco meno spezzettato.

3) L'Italia è difensiva e placca soltanto? Con Berbizier placcavamo 93 volte a partita, con Mallett siamo passati a soli 76 placcaggi a partita. Ovvio, con più possesso azzurro si deve difendere meno.

4) Ma alla fine, con questa Italia, siamo più scarsi nelle fasi d'attacco? L'anno scorso abbiamo realizzato nove mete, cioé una media di 1,8 a partita. Contro Irlanda e Inghilterra ne abbiamo messe a segno solo 2, con una media di una meta a partita. Differenza importante, ma non enorme. Ma, e qui si ribalta il discorso, in due match abbiamo subito 3 mete, cioé 1,5 di media. L'anno scorso finimmo con 18 mete al passivo, cioé ben 3,6 a partita.

I numeri, come ho già detto, non dicono tutto. Ma parlano. E i numeri che ho elencato spiegano soprattutto una cosa. Che per Mallett la miglior difesa è l'attacco, che abbiamo molto più possesso e concediamo molte meno occasioni agli avversari. Inoltre, a rugby, si fatica di più difendendo. Quindi il gioco di Nick ci porta all'80' ancora freschi, come i primi due incontri hanno dimostrato. Insomma, ancora non vinceremo facile con tutti, ma la strada intrapresa è quella di dare concretezza, sostanza e gioco all'Italia. Perché, come mi disse Mallett nella videointervista fatta, il rugby è spettacolo e si deve giocare per dare spettacolo. Questa Italia può farlo. 

Intanto, l'Italia Under 20 ha perso contro i parietà del Galles per 33-13. Buon primo tempo degli azzurri che chiudono al 40' sul 10 pari, con Bocchino preciso al piede e Filippo Giusti che pareggia la meta iniziale dei dragoni. Nel secondo tempo, però, gli azzurri pagano alcune distrazioni difensive e non riescono più a restare in partita. Nonostante la sconfitta, però, si tratta della terza prova positiva dei giovani italiani, ormai sempre più vicini alle grandi potenze ovali. 

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