Gareth Edwards

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Quando si inizia a discutere su chi sia stato il più grande giocatore di rugby di tutti i tempi il suo nome esce sempre. Gareth Edwards, gallese classe ’47, è un emblema della palla ovale. Forse non è stato proprio il più grande di tutti i tempi, ma sicuramente è stato il più grande mediano di mischia che abbia mai calpestato i prati mondiali.

Per capire la sua bravura e il suo carisma bastano due cifre, molto vicine l’una all’altra: 19 e 20. Diciannove sono gli anni che Gareth Edwards aveva la prima volta che ha ottenuto un cap con il Galles. Solo un anno, ed ecco che appare il venti, e Gareth ottiene, più giovane gallese di sempre, la fascia di capitano della sua nazionale. La carriera di Edwards con il Galles è durata 53 incontri, tredici da capitano, e si è conclusa undici anni dopo l’esordio, nel 1978. A queste presenze si aggiungono le dieci con i Lions, con i quali vinse nel 1971 in Nuova Zelanda e tornò, tre anni dopo, inbattuto dal Sud Africa. Ma Gareth Edwards è entrato nella storia del rugby con un’altra maglietta. Quella a righe bianche e nere orizzontali dei Barbarians. E vi è entrato il 27 gennaio 1973 quando, all’Arms Park di Cardiff, a casa sua, realizzò quella che è stata definita la più bella meta della storia del rugby, o, più semplicemente La Meta. Finita la carriera di giocatore, purtroppo, Edwards si è vista preclusa una carriera da allenatore di successo. La pubblicazione di un’autobiografia, infatti, gli costò l’infamante (per l’epoca) marchio di “professionista” e la Federazione gallese gli vietò la possibilità di allenare o di entrare a far parte dell’organigramma rugbistico britannico. Se passate da Cardiff, però, fate un salto al St. David shopping centre. Al suo interno troverete una statua dedicata all’eroe gallese, Gareth Edwards. Alla faccia della Federazione e dei burocrati.

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