Oltre il rugby. Il ricordo di Marco Pantani, per non dimenticare i valori dello sport

pantani.jpg

Lo so, a prima vista non c’entra nulla con il rugby. Ma la morte di Marco Pantani il giorno di San Valentino di quattro anni fa merita una piccola riflessione. Al di là della tragicità, andando oltre alle polemiche, superando anche le ultime notizie apparse sulla stampa, di Marco e della sua fine resta soprattutto un grande vuoto. Quello lasciato dallo sport, che dovrebbe unire e comunicare, ma che ha lasciato un uomo solo con se stesso e con i suoi fantasmi. Io, personalmente, preferisco non scrivere nulla su Marco e su ciò che ha fatto a se stesso e che gli altri fecero a lui. Prendo, quindi, le parole di Tilesi e Giffone nel loro bellissimo libro Elogio del rugby , parlando di un’Italia-Inghilterra molto particolare.

“E’ il 15 febbraio 2004 in una Roma freddina, come voi del resto, intristiti dalla notizia della sera prima dell’improvvisa morte di Marco Pantani. Non volete pensare, almeno per oggi, che lo sport sia potuto arrivare a distruggere la vita di un atleta che voi avete tanto amato. [...] Per strada vi accorgete che il vostro amico non ha la tensione tipica del prepartita, non discute al cellultare delle ultime novità dello schieramento, non sente per radio trasmissioni di rugby. Anzi l’atmosfere è serena, festaiola. Domandate da che lato dello stadio seguirete la partita. Vi risponde che eravate d’accordo per la curva. Ma da che lato, volete sapere voi. Di curve ce ne sono due. I tifosi della nostra stessa squadra da che parte stanno? Il vostro amico non capisce bene la domanda. Come da che parte stanno? Stanno da tutte e due le parti! Non c’è una curva per squadra ma due curve per due squadre, che domande! Ma come, non è pericoloso? Pericoloso? Vi risponde il vostro amico. Può essere pericolosa una festa? E’ vero: perché dovrebbe essere pericoloso? [...] Apprezzate sempre di più questo modo di vivere lo sport, lo riconoscete. Eravate così anche voi un po’ di anni fa, prima di farvi travolgere dallo sport-spettacolo e dal business che ne consegue. Qui ci si diverte senza polemiche. Solo ora vi accorgete che ci sono un sacco di donne, diversamente da quello che vi sareste aspettato, e anche una moltitudine di bambini con i propri genitori. La partita scorre senza grandi sorprese. L’Italia perde 50-9, ma dopo dieci minuti vincitori e vinti si ritrovano al Pub Italia a bere birra e a ballare. E’ il vostro primo “terzo tempo” e non ve ne volete perdere neppure un minuto. Ormai siete stato inghiottito dal vortice di eventi. Ci sono alcuni inglesi che ballano indossando al collo la bandiera italiana, ma a questo punto non vi fa più effetto. Siete uno di loro e avete capito la lezione. Respirate a pieni polmoni questa cultura sportiva chiamata rugby da cui non vi libererete più.

Ah, se il Pirata avesse visto questa partita, forse avrebbe avuto un motivo in più per credere che un altro sport è possibile”.

  • shares
  • Mail
13 commenti Aggiorna
Ordina: