Selezioni italiane e Celtic League, dopo tante parole è ora di passare ai fatti. Da qui passa il futuro del rugby azzurro

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Se tre indizi fanno una prova, allora quattro sono quasi una condanna definitiva. E, come in un giallo, nell'ultimo anno sono state tante le pagine che ci stanno portando alla soluzione del crimine. Ma qual è questo crimine? Semplice, l'assenza di selezioni italiane in Celtic League, dopo anni e anni di promesse mai mantenute. Ma, forse, le cose stanno veramente cambiando.

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Torniamo indietro di quasi un anno ed elenchiamo quali sono questi indizi che potrebbero, presto, regalarci una rivoluzione nel rugby italiano.

Primo indizio Ad aprile dell'anno scorso ho sentito David Jordan, presidente della lega celtica , e gli ho chiesto se c'erano possibilità per l'ingresso di squadre italiane nel torneo che vede partecipare club irlandesi, scozzesi e gallesi. Ecco cosa mi disse Jordan al tempo "I problemi passati riguardavano il numero di squadre presenti in Magners League. Ma oggi le cose sono cambiate e un'opzione è quella di aprire il campionato a 2/4 nuove squadre, magari italiane. E' un'opzione apertissima, ma prima che diventi realtà serve una cosa. Che l'Italia faccia formale richiesta". Quindi, da parte delle nazioni celtiche, nessuna chiusura nei confronti dell'Italia.

Secondo indizio Appena nominato ct della Nazionale, Nick Mallett ha subito iniziato a spiegare come, in Italia, il rugby possa crescere. "Serve creare due o tre di selezioni nazionali, con 60-80 giocatori italiani, e con queste partecipare alla Magners League e alla Heineken Cup. Solo confrontandosi quotidianamente con i giocatori più forti europei si può creare un movimento forte". E se Dondi ha deciso di affidare a Nick il futuro azzurro, allora vorrà seguire i suoi consigli.

Terzo indizio Secondo indiscrezioni, il venerdì prima di Irlanda-Italia di questo 6 Nazioni, la federazione irlandese avrebbe ufficialmente invitato Dondi a presentare la richiesta per iscrivere due selezioni italiane in Celtic League.

Questo indizio Durante la conferenza stampa prima di Italia-Inghilterra, a mia precisa domanda, Carlo Checchinato ha risposto che è una delle possibilità che ci sono sul piatto e che bisogna vedere se ci sono i presupposti perché diventi realtà. Insomma, ha detto senza dire, e soprattutto non ha negato questa possibilità.

Come ripeto ormai allo sfinimento da tempo, il Super 10 non è un campionato di livello europeo e, soprattutto, i presidenti vogliono nomi esotici da vendere ai tifosi e non fanno crescere i giovani italiani. Creare due selezioni competitive per partecipare a tornei importanti come la Celtic League e la Heineken Cup è la soluzione. Per far crescere i giovani e, magari, per riportare in Italia alcuni dei nostri giocatori più forti attualmente in Francia e Inghilterra.
Come scrissi un anno fa, la porta è aperta, ora tocca alla Fir, al movimento rugbistico italiano,  agli imprenditori e agli sponsor: vogliamo superare l'uscio dell'eccellenza o restare provinciali e mediocri.

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