La ruck

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Scatto del giocatore palla in mano. Placcaggio duro dell’avversario. Il giocatore con la palla finisce a terra. Compagni e avversari gli si avventano addosso. E in questo trambusto si sente l’arbitro urlare una parola strana, quasi un verso animalesco. RUCKKKK. No, non ha inghiottito il fischietto sconvolto dalla botta presa dal giocatore a terra. La ruck è, invece, una delle situazioni di gioco più classiche e frequenti nel rugby.

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Dopo un placcaggio si verifica una ruck quando il giocatore placcato e la palla sono a terra e c'è almeno un giocatore per squadra a contatto nella zona del pallone. Il giocatore a terra deve immediatamente mettere il pallone a disposizione dei propri compagni (nella foto a destra un giocatore scozzese durante l'allenamento) e lasciare la palla. Se non la molla subito gli viene chiamato un tenuto, e la palla passa agli avversari. Nelle ruck è vietato utilizzare le mani (se vedete una partita, sentirete l’arbitro urlare “ruck, hands off”, oppure, in italiano “ruck, via le mani”), la palla si conquista, o accompagnandola con i piedi dalla propria parte, o avanzando oltre il pallone che, appunto, non può essere raccolto con le mani fino a quando è all'interno del raggruppamento. I giocatori entrano in una ruck solo dal retro dell'ultimo piede dell'ultimo giocatore che partecipa al raggruppamento (il cosiddetto corridoio) o viene fischiato un fallo (ingresso laterale). Allo stesso modo, se c’è una ruck, i giocatori che vi partecipano devono restare in piedi, non è possibile buttarsi sulla ruck, buttandosi oltre la palla.

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