La 7 e gli sponsor vincono la scommessa rugby, ora tocca agli organi di informazione

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Unmilioneequattrocentomila spettatori. Sì, sono proprio 1.400.000 i pazzi che hanno seguito Irlanda-Italia sabato scorso. Cui si aggiunge il milione di spettatori per lo spettacolo di Marco Paolini sul rubgy venerdì 1° febbraio sempre su La7. Secondo gli esperti, significano dai 6 agli 8 milioni di spettatori su Rai o Mediaset. Il rugby è, oggi come oggi, uno sport, un modo di vivere, che ha nuovi tifosi, curiosi, spettatori in crescita. Insomma, come dicono i "comunication manager" ha "market", ha "appeal". In italiano... basta dire che il rugby affascina, piace, e ha pubblico. Eppure, per gli organi d'informazione, resta uno sport di Serie C.

Cariparma, cioé Credit Agricole, Iveco, che si legge Fiat, Edison, Kappa, Peroni, San Carlo, Enervit, Gazzetta dello Sport. Non parliamo di piccole aziende locali, ma di colossi internazionali. E parliamo di sponsor ufficiali della Nazionale italiana di rugby. Parliamo di 90 milioni di euro. Sono nomi, numeri, ma dicono chiaramente una verità. Il rugby, come molti sport minori, attira gli sponsor più del calcio. Niente scandali, ma ideali, valori, uno sport vero.
Ma gli sponsor non sono scemi. Non vanno per i fatti loro. Se puntano su uno sport, allora significa che il pubblico lo vuole. Vuole il rubgy del terzo tempo (quello vero), vuole la palla ovale dei giocatori con occhi neri, con lussazioni, traumi, ferite vere, non i cascatori della domenica sportiva.
E come lo capiscono gli uomini del marketing dovrebbero capirlo gli organi di stampa nazionali. Lo fanno? Guardate la Rai, guardate Mediaset, leggete i quotidiani nazionali. Il nulla. Se non c'è Pato che si fa male o Mancini che non vince il premio come allenatore dell'anno, lo sport non esiste. Cosa hanno fatto le ragazze del tennis nella Fed cup? Boh. Come si sta preparando la nazionale di rugby alla sfida del 6 Nazioni contro l'Inghilterra? Non si prepara. Almeno leggendo i giornali.
Cari direttori, cari giornalisti, cari (fin troppo) editori, dateci una risposta. Il rugby fa audience, la palla ovale è "fashion", i giocatori spaccano, e questo è uno sport che fa girare milioni di euro. E' il momento di rendersene conto. E' il momento di scommettere su qualcosa di diverso dal solito. Abbiamo ancora un mese e mezzo di 6 Nazioni davanti a noi, vedremo che succede. Serviranno le vittorie azzurre per avere le prime pagine e i titoli ai telegiornali, o basterà una squadra che coinvolge l'Italia per farsi notare? L'Italia sportiva non è solo calcio, adesso bisogna capire chi scommette sul cavallo perdente. Noi no, ma gli altri? 

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