Test Match: Italia, senza idee non si va lontano

La prestazione con il Sud Africa conferma quanto detto alla vigilia: l'Italia fa tanto possesso, ma inutile. Perché non va oltre il punto d'incontro.

South Africa's centre Jesse Kriel (C) runs with the ball   during a rugby union test match between Italy and South Africa at the Euganeo Stadium in Padua on November 25, 2017. / AFP PHOTO / MIGUEL MEDINA        (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

L'Italia ha avuto - dati Espn - il 60% di possesso e il 62% di territorio. Nella ripresa, addirittura oltre il 70% del tempo si è giocato nella metà campo sudafricana. Ha corso 168 volte, contro le 106 volte del Sud Africa. Che, però, ha rotto 22 placcaggi contro i 19 dell'Italia. L'Italia ha fatto tre break puliti, uno con ognuno dei suoi centri e uno con Licata. Parisse ha battuto cinque volte i difensori, Castello quattro volte, come Licata.

Stop. Questi sono i numeri e i nomi dell'attacco azzurro. Numeri sterili, che confermano la difficoltà dell'Italia di andare oltre la linea difensiva avversaria. I cinque trequarti azzurri, assieme, hanno corso solo 1/3 di metri in più di quelli fatti dalla terza linea, anzi dai soli Licata e Parisse, correndo - in cinque - lo stesso numero (49 vs 42) di volte del numero 6 e del numero 8 azzurri. Insomma, l'Italia ha fatto possesso, ha tenuto il territorio, ma non è avanzata. Ha sbattuto contro il muro degli Springboks, venendo ricacciata indietro.

E se con l'arrivo di Conor O'Shea si vede un'idea ben precisa di come tenere di più il pallone rispetto al passato, se la tenuta fisica anche in questi tre test match ha retto, i grossi limiti che abbiamo già evidenziato contro l'Argentina e che si sono confermati ieri riguardano, invece, la capacità di attaccare e quella di difendere. Ieri l'Italia ha fatto la partita come possesso, ma non ha mai segnato. Il Sud Africa, soprattutto nella prima mezz'ora, ha avuto due soli possessi nella metà campo azzurra, ma entrambe le volte ha superato la difesa italiana ed è andato a segnare. Ed è lì che si è decisa la partita, è lì che l'Italia ha perso, prima ancora che le due mete a cavallo dell'intervallo chiudessero il discorso.

Quello che manca, in primo luogo, all'Italia è una trequarti non solo di peso, ruvida e cattiva in difesa, ma che sappia creare quegli spazi che, da soli, gli avversari non concedono. L'assenza di Michele Campagnaro in centro si sente tantissimo, addirittura si sente l'assenza di Luke McLean, che con tutti i suoi limiti aveva però uno spettro di alternative - alla mano e al piede - che obbligavano la difesa avversaria a essere titubante. In questo novembre, invece, Castello e Boni hanno giocato bene, ma sono due centri 'puri', non sono due second five-eighth che sanno vivacizzare l'azione. Il Bellini in azzurro è stato la controfigura di quello spavaldo visto alle Zebre, mentre sia Sarto nei primi due match, sia Esposito ieri sono stati evanescenti, con Hayward che si è limitato al compitino.

Così è difficile trovare gli spazi per colpire gli avversari e, così, è anche difficile vincere le partite. Ieri, a differenza dei primi due match, è apparso lento e abulico anche Carlo Canna, mentre in terza linea è stato ininfluente la presenza di Braam Steyn nei punti d'incontro. Ma senza una terza che lotti su ogni pallone e senza dei trequarti che muovano l'ovale è impossibile vincere con squadre - come il Sud Africa - che fisicamente ci sovrastano. Perché il "dritto per dritto" è qualcosa che possono permettersi downunder, e ieri lo abbiamo visto a Padova, ma non certo l'Italia.

Punti d’incontro e gioco al largo. Questi i grossi problemi dell'Italia oggi. La mediana fatica a velocizzare il gioco, ma il motivo è che raramente l'ovale viene messo a disposizione in tempi rapidi in ruck, con Violi e Gori chiamati agli straordinari per prendere possesso della palla. Inoltre, ieri, il pallone non si muoveva mai in orizzontale. Si è giocato sempre nella zone centrale del campo, facendo agli autoscontri contro i tir sudafricani. In tutta la partita si contano sulle dita delle mani i palloni arrivati al largo e, questo, ovviamente facilita il lavoro delle difese che, soprattutto in questo caso, sono anche più forti e possenti dell'Italia. Come detto, il "dritto per dritto" ha favorito i nostri avversari, non certo noi.

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