Fiamme Oro e Permit player, una chiacchierata con il presidente Forgione

Il presidente della squadra della Polizia, Armando Forgione, ha fatto una chiacchierata con Rugby 1823 parlando della stagione, ma soprattutto del rapporto con le franchigie celtiche.

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Una stagione iniziata in sordina, ma adesso la corsa playoff completamente riaperta. Tanti giocatori nuovi, un nuovo tecnico, ma una filosofia che non cambia. Il risultato è che anche quest'anno quando si parla di permit player dall'Eccellenza alla Pro 14 il primo nome che si fa è quello delle Fiamme Oro. E, dunque, ecco che abbiamo fatto una chiacchierata con il presidente Armando Forgione, parlando di campionato, ma soprattutto di filiera e futuro. Ecco le sue parole.

Buongiorno presidente, dopo un avvio difficile bisogna dire che le Fiamme Oro hanno iniziato a macinare gioco e punti. Serviva un periodo di assestamento?
Non so se era il periodo d’assestamento, ma sicuramente c’era bisogno di conoscere le nuove idee e la mentalità che voleva portare Gianluca qui alle Fiamme. Arrivavamo da tre anni con tre allenatori diversi e pagavamo lo scotto. A Guidi ho chiesto di firmare un triennale proprio per costruire un progetto a lungo termine.

Quali sono gli obiettivi minimi per questa stagione? I playoff, o puntate a qualcosa di più?
Gli obiettiviono stati dichiarati fin da subito. I playoff sono l’obiettivo minimo valutato il nostro potenziale, poi adesso tornerà Licata nelle nostre fila e con qualche infortunio che sta tornando a disposizione le prospettive sono buone. Poi, me lo faccia dire, la nostra squadra è diventata un po’ la “Cantera” del rugby italiano, con ora un giocatore che va alla Benetton questo weekend, due che vanno alle Zebre, cui - poi - si aggiunge Giovanni Licata. Ma noi dobbiamo essere utili al movimento.

Giovanni Licata è sicuramente l’esempio più emblematico, ma in questi anni le FF.OO. hanno dato molti giocatori alle franchigie, in particolare le Zebre. Come sta funzionando la gestione permit in Italia?
In questo momento sta funzionando in maniera artigianale, senza offendere gli artigiani. Viene fatto di volta in volta, ma senza una programmazione. So che la FIR sta lavorando su un protocollo chiaro per tutti, perché non ci si può basare su un gentleman agreement tra noi e la Federazione, quando altri dicono di no alle richieste di permit. Io ho auspicato il doppio tesseramento, cinque squadre per franchigia, con i giocatori di queste squadre che sono tesserati sia per il club d’Eccellenza sia per la franchigia, senza che i club però si oppongano al passaggio in Pro 14 quando richiesto.

Molti lamentano lo status particolare delle Fiamme Oro, ma va detto che oggettivamente siete la squadra d’Eccellenza più collaborativa con le franchigie. Lei come se lo spiega?
Faccio l’esempio di Di Stefano, pilone che sta facendo un’ottima stagione da noi. Ora andrà alla Benetton e in questa stagione è cresciuto tecnicamente ed è giusto che gli si dia questa opportunità. Se noi siamo più collaborativi è perché c’è un giusto obbligo istituzionale. Io l’ho sempre detto: 'o noi siamo utili al movimento, o chiudiamo'. Lo scudetto è un obiettivo, ma non è l’obiettivo. Noi non avevamo l’obbligo delle giovanili, ma abbiamo lavorato duramente per arrivare ad avere 300 bambini. E’ lo spirito di servizio che la Polizia ha di suo, nel suo Dna, ed è normale che appaia anche nello sport, anche se purtroppo non è qualcosa di naturale.

Rispedisce al mittente, dunque, le accuse di questi anni della "anomalia" FF.OO.?
In questi 12 anni abbiamo arruolato più di 100 persone come rugbisti, ma altrettanti li abbiamo restituiti alla cittadinanza a fare i poliziotti e abbiamo formato attraverso lo sport uomini seri, che rispettano il prossimo, come sul campo. Il rugby è uno sport che pervade, che fa appassionare e crescere. E’ stato bellissimo scoprire, proprio grazie a questa squadra, che il Ministro dell’Interno è un grande appassionato di rugby ed è voluto venire alla prima di campionato proprio per passione.

Giovanni Licata e Carlo Canna protagonisti nei test match autunnali. Che effetto le fa vedere due ‘poliziotti’ indossare la maglia azzurra?
Licata doveva tornare a fine ottobre dalle Zebre, ma non ci aspettavamo la chiamata in azzurro. Siamo felici di ciò, ma ricordiamo che al primo anno sono agenti in prova e devono superare gli esami di fine anno, quindi Giovanni deve tornare nelle nostre fila per fare il periodo di corso, poi vedremo se tornerà in nazionale o alle Zebre, o se finirà la stagione da noi. Ma ovviamente siamo felicissimi di vedere nostri ragazzi avere successo. Giovanni è un ragazzo che ho subito capito che avrebbe avuto un futuro. Un ragazzone di 19 anni di una serietà assoluta, ha fatto una scelta ben decisa e mi disse subito “Voglio andare in nazionale”, aveva grande motivazione.

Dai giovani lanciati ai campioni affermati di ritorno. Ha fatto molto discutere l’arrivo di Simone Favaro in questi mesi. Qual è la sua posizione?
Simone, a differenza di Giovanni, non è un poliziotto ancora e parteciperà al concorso che verrà indetto a inizio 2018. Non ha potuto fare l’ultimo concorso perché l’unico limite che pone il Coni per partecipare ai concorsi dei corpi sportivi, non solo il nostro, è che l’atleta non deve avere contratti depositati in atto.

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