Italia Fiji: azzurri, buona la prima... ma non la terza (linea)

Nella prova di Catania a lasciare i dubbi maggiori sono stati Steyn, Minto e Parisse. Per il gioco di O'Shea servono altri giocatori?

Italy's winger Mattia Bellini (R) runs the ball during a rugby union test match between Italy and Fiji at the Angelo Massimino Stadium in Catania on Novemver 11, 2017. / AFP PHOTO / MIGUEL MEDINA        (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

Buona la prima per l'Italia. Gli azzurri hanno lasciato Catania dopo la buona vittoria di sabato contro le Fiji. Una vittoria sofferta, ma nata da un match in cui l'Italia ha dominato territorio e possesso e dove si sarebbe potuto - e forse dovuto - chiudere prima la pratica. E se mischia, touche, maul, mediana e trequarti hanno girato bene, a lasciare perplessi è la terza linea.

Al di là della meta di Leone Nakarawa - fotocopia di quella di giugno - con il mancato placcaggio di Parisse e Minto, a lasciare più perplessi non è tanto (o non solo) la qualità del gioco espresso dalla terza linea, quanto la loro attitudine in quello che appare essere il gioco che vuole O'Shea. Un gioco finalmente più offensivo, quello messo in mostra dagli azzurri soprattutto nei primi 40 minuti, quello che - va sottolineato - giocano le Zebre, dal cui blocco O'Shea ha scelto proprio la linea arretrata, quella che deve attaccare.

Marcello Violi e Carlo Canna sono più elettrici di Edoardo Gori e Ian McKinley, con la coppia della Benetton più adatta a cercare di rallentare il gioco e di andare avanti con giocate più sicure, mentre la coppia bianconera impone un ritmo più incalzante e spesso meno intuibile dagli avversari. In questo gioco si sono perfettamente inseriti sia Leonardo Sarto, buonissima la sua prestazione, sia Jayden Hayward, che calcio sbagliato a parte ha esordito molto bene sabato.

Ma facciamo un salto indietro. Come detto, lo stile di gioco di Treviso e Zebre è molto diverso, con i biancoverdi che puntano molto sulla mischia, sulla difesa e su un gioco più concreto e meno spumeggiante. Michael Bradley, invece, ha fin da subito impostato un gioco molto più veloce e spettacolare alle Zebre. Un gioco che punta molto sui trequarti per colpire ed è facilmente immaginabile che nell'ideale di Conor O'Shea questa sia la strada da intraprendere anche in azzurro. E' intuibile visto che Bradley è stato consigliato dal ct azzurro e perché le Zebre, federali, esprimono natualmente una filosofia più in sintonia con lo staff della nazionale.

Così si sono visti i blocchi Benetton in mischia e quello Zebre nei trequarti, con pochi innesti esterni. Ma il gioco spumeggiante l'Italia lo ha messo in mostra a sprazzi soprattutto nel primo tempo, mentre nel secondo si è cercati di andare più sul concreto e sul possesso. Perché? Perché è vero che la linea dei trequarti azzurra ricalcava in buona parte quella delle Zebre, ma per avere un gioco elettrico e offensivo non bastano i giocatori con le maglie che vanno dal 9 al 15.

Le Zebre stanno giocando bene e dando spettacolo perché spesso e volentieri le azioni più pericolose dei loro trequarti partono dalle giocate della terza linea. Come stile di gioco i Meyer, i Minnie, i Giammarioli e i Licata sono dei ball carrier devastanti, con capacità di guadagnare metri e di liberare l'ovale velocemente. Rompono il gioco, mettono in difficoltà la difesa con una prima ondata e poi lasciano spazio ai trequarti per infilarsi negli spazi che si creano.

Un gioco che, però, non è nelle corde di Braam Steyn e di Francesco Minto, due giocatori più "cagnacci", mentre per Sergio Parisse gli anni passano e il suo gioco si è fatto meno esplosivo e, infatti, ieri si è visto che faceva più il mediano aggiunto che il numero 8. E se, ovviamente, Meyer e Minnie non sono convocabili, così come Maxime Mbandà infortunato, la scelta di puntare su Steyn e Minto (che hanno faticato anche a ripulire gli ovali, rallentando così spesso Violi) in un game plan che vuole ricalcare nel gioco offensivo quello delle Zebre appare quasi un controsenso. Più adatti al ruolo, appunto, Licata (che entrato in campo ha subito rotto due volte la difesa figiana creando scompensi), Giammarioli, probabilmente Negri, sicuramente l'escluso Barbini.

Contro l'Argentina il gioco visto nel secondo tempo rischia di costare caro all'Italia, perché i Pumas sono feroci nel gioco nello stretto e nello scontro fisico, mentre possono venir sorpresi da un gioco più aperto e spigliato. Ma, ribadiamo, per metterlo in pratica serve una terza linea meno "cagnaccia" e più esplosiva. Mantenendo la struttura vista a Catania, dunque, a Firenze sarebbe bello vedere una terza linea più giovane e arrembante, che possa far mettere in mostra al meglio il nuovo spirito offensivo dell'Italia targata O'Shea.

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