Rugby e Comunicazione: una chiacchierata con Rugbymercato

Il sito d'informazione specializzato sul mercato ovale ha aperto una finestra al mondo della comunicazione ovale con interviste ai protagonisti. E il primo è il curatore di questo blog.

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Una finestra al mondo della comunicazione tricolore con l’intento di dar voce a chi, per lavoro o passione, ha scelto di vivere il rugby da un’altra prospettiva. Così Rugbymercato.it racconta l'idea di creare una rubrica all'interno del proprio sito dove dar voce a chi fa comunicazione ovale in Italia. E gli amici e colleghi di Rugbymercato.it hanno deciso che la prima 'vittima' del loro interrogatorio fossi io. Ringrazio Andrea Nalio per la chiacchierata che riporto qui sotto.

Duccio, partiamo dall’inizio, da come tutto è cominciato e dall’idea di creare un blog che raccontasse il rugby italiano e internazionale.
‘Tutto è iniziato nel 2007. Avevo vissuto la sfortunata avventura di Dieci (quotidiano sportivo nato e morto in pochi mesi e dove mi occupavo di rugby) e non volevo lasciare la palla ovale. Quindi ho proposto a Blogosfere di aprire un blog di rugby e loro hanno accettato. E’ nato tutto quasi per gioco, una scommessa dove pensavamo di fare qualche centinaio di visite al giorno se andava bene, un blog proprio di nicchia’.

Negli anni Rugby1823 è cresciuto diventando un punto di riferimento per appassionati e addetti ai lavori. Quanto (e che tipo) di lavoro c’è dietro questo percorso?
‘Il lavoro è tanto, quotidiano. Dal dicembre 2007 mi sono preso veramente solo una manciata di giorni di vacanza. Il blog è gestito unicamente da me, quindi devo essere pronto a connettermi e scrivere ogni volta che c’è una notizia.

Dal suo punto di vista, oggi in Italia la comunicazione ovale può essere considerata un lavoro? C’è un vero supporto per i giornalisti?
‘Direi che la risposta la dà la realtà dei fatti. Togli la Fir e le franchigie, la comunicazione – come tutto il resto – si basa quasi unicamente sul volontariato. Purtroppo il rugby italiano non offre il supporto necessario ai giornalisti, ci sarebbero tante cose da fare, da ampliare per dare maggior visibilità al rugby italiano, ma siamo avvitati su noi stessi e sul rugby ‘pane e salame’ anche nell’alto livello’.

Quali aspetti ritiene che possano essere migliorati per facilitare il lavoro dei giornalisti?
‘Come detto, serve maggior professionalità, maggior impegno e tempo da dedicare alla stampa. Servono siti aggiornati, fatti meglio, con gallery fotografiche, oltre a un continuo rapporto con i giornalisti, cercando anche storie curiose e parallele al rugby giocato da ‘vendere’ a siti e giornali per dare visibilità ai club e ai propri atleti’.

IL RESTO DELL'INTERVISTA POTETE TROVARLA QUI, SU RUGBYMERCATO.IT.

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