Italrugby: Zebre e Benetton, la svolta è anche fisica

La doppietta dello scorso weekend andrà confermata, ma per Tommaso Castello gran merito è della preparazione atletica.

BLOEMFONTEIN, SOUTH AFRICA - SEPTEMBER 16:  Oliviero Fabiani of the Zebre during the Guinness Pro14 match between Toyota Cheetahs and Zebre at Toyota Stadium on September 16, 2017 in Bloemfontein, South Africa. (Photo by Johan Pretorius/Gallo Images/Getty Images)

Una doppietta, la terza nella storia della Celtic League, che fa sognare. Una doppietta che non deve illudere, perché arrivata contro i modesti (al momento) Southern Kings e contro degli Ospreys in crisi. Ma comunque due vittorie, quelle di Benetton e Zebre, che sono un segnale importante, non il traguardo, ma un punto da cui partire e ripartire. E sulle pagine della Gazzetta il capitano bianconero Tommaso Castello spiega cosa è cambiato.

"Meglio non sbilanciarsi: il valore dei Kings, per esempio, è tutto da pesare. Resta che laggiù abbiamo raccolto più del Leinster e che certi risultati fanno benissimo al morale" esordisce il capitano bianconero, che quindi predica di tenere i piedi ben saldi per terra. Ma Castello segnala anche che le cose sono cambiate, soprattutto come rapporti con lo staff nazionale e con la preparazione atletica.

"Siamo nel mezzo di processo di cambiamento, è evidente: rispetto al passato c'è una maggior collaborazione con lo staff della Nazionale, soprattutto per quanto riguarda la preparazione atletica. Sanguin e Atkinson, che con ruoli diversi se ne occupano in azzurro, operano a stretto contatto coi colleghi di club e la sensazione è che in campo ci si senta meglio. A ognuno, non solo a seconda dei reparti, dopo una serie di test è stato dato un programma personalizzato, da seguire. Io, per esempio, sono un po' carente in forza esplosiva e velocità e sto insistendo su questo. Ora serve continuità, anche in ottica Nazionale. Perché per vincere occorre imparare a farlo" conclude Castello.

Parole che riportano, inesorabilmente, alla mente quelle di Conor O'Shea ormai un anno e mezzo fa, quasi. Era il 24 maggio, a Milano, e il neoct azzurro si presentava con queste parole: "L'Italia ha molti giocatori di talento, ma che fisicamente non sono adatti a questo livello". Fitness, un mantra che da quel giorno Conor ha ripetuto più volte, che è costato la maglia azzurra a più di un giocatore. Ora, a 16 mesi di distanza, qualcosa è cambiato e il fitness sta diventando un'arma e non un limite del rugby italiano.

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