Pro 14: Sudafricani, no buoni per rugby

I primi due turni della Celtic League 'regalano' a Cheetahs e Southern Kings un record non invidiabile.

during Southern Kings photocall session at Nelson Mandela Bay Stadium on August 21, 2017 in Port Elizabeth, South Africa. (Photo by Richard Huggrard)

Sì, il titolo è provocatorio, ma non troppo. Perché sappiamo bene come a ogni risultato negativo del rugby italiano - che sia di club o della nazionale - i commentatori stranieri ricordino le parole del 2009 dell'allora ct azzurro Nick Mallett. "Italiani no buoni per rugby" disse il buon vecchio Nick. Ma a vedere i primi 160 minuti di Guinness Pro 14 qualcuno potrebbe pensare che c'è chi sta peggio di noi.

Cheetahs e Southern Kings, le due franchigie espulse dal Super Rugby e approdate in estate in Celtic League, languono agli ultimi due posti della classifica. Quattro partite, quattro ko. Come Treviso, Zebre, Cardiff e Newport, va detto. Ma con uno score decisamente peggiore. I Cheetahs hanno uno score di -56, i Kings addirittura di -69, ben lontani dai -40 di Zebre e Newport, o dai -38 di Treviso (che comunque un punto di bonus l'ha portato a casa, ndr.) e Cardiff. 42-19 con Ulster e 51-18 con Munster per i Cheetahs, 57-10 con gli Scarlets e 32-10 con Connacht per i Kings.

A guardare bene, il peggior avvio di campionato degli ultimi anni, se si esclundono le Zebre dell'anno scorso che dopo 160 minuti avevano un passivo di -59 punti, ma dopo il pesante 59-5 dell'esordio contro gli Ospreys si rifecero la seconda giornata cedendo solo 11-6 a Newport e conquistando un punto di bonus. Tornando indietro, nessuna squadra della ex Pro 12 ha avuto un avvio così negativo come quello avuto da Cheetahs e Kings quest'anno. Certo, quattro partite e quattro trasferte, con due rose costruite in extremis visti i ritardi nell'ufficializzare il loro ingresso nel torneo. Ma un campanello d'allarme, perché se le cose non dovessero cambiare le prime due giornate vedono già come le due conference siano già spaccate. E chi, in passato, si lamentava della competitività italiana dovrà fare i conti con i guai sudafricani e di parte delle franchigie gallesi.

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