Provocazione: Il rugby non vince? Non si diano più soldi

Arriva dall'Inghilterra un esempio di come non si possa continuare a spendere soldi pubblici per fare figuracce.

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L'importante è partecipare? Sì, certo, De Coubertin era simpatico, ma nello sport partecipare e basta non basta. Soprattutto se si spendono soldi pubblici per partecipare. Nello sport d'alto livello conta vincere, o - quantomeno - avere la chance di farlo. E dall'Inghilterra, e dalle pagine de La Repubblica, arriva una provocazione che tocca molto da vicino il rugby italico e chi lo guida.

A parlare è Liz Nicholl, ceo di Uk Sport, cioè una via di mezzo tra il nostro Coni e il Ministro dello Sport. Ma a differenza dell'Italia, in Gran Bretagna lo sport è una cosa seria e da Liz Nicholl passa realmente il futuro di ogni disciplina sportiva. Ed è sotto la sua guida che la Gran Bretagna è passata dalla disfatta di Atlanta nel 1996 ai trionfi di Rio 2016. Dal 36° al 2° posto nel medagliere.

"Il segreto? Programmazione, serietà, realismo. Non siamo un ente di beneficenza. Investiamo sul futuro e dove si vince. Finanziamo gli sport con soldi pubblici, quindi abbiamo una responsabilità" dice la Nicholl e in Italia a molti presidenti federali tremano già le gambe a leggere tutto ciò. "Se i risultati non sono in linea con le aspettative, escono dal programma. Noi non dobbiamo essere politicamente corretti o fare buone azioni, ma costruire una leadership sportiva" continua la Lady di Ferro dello sport britannico.

Poi arriva l'affondo più duro, quello che - portandoci in Italia - ricorda tanto da vicino la vicenda Zebre (finanziate con i soldi pubblici FIR) e il rugby azzurro. "Scusi, ma se molti sport di squadra come volley e basketball non hanno possibilità, io perché devo finanziarli? Per sentirmi buona a Natale? Io uso soldi pubblici, devo avere criteri di scelta trasparenti, devo rispondere dei miei investimenti. Non puoi fare sport ad alto livello, a spese dello Stato, se non hai risultati. Io devo programmare il costo della vittoria, non quello della sconfitta" sentenzia Liz. Che non è certo erede di De Coubertin.

Un altro esempio, in ottica Tokyo, che porta all'attenzione il ceo di UK Sport è il badminton. "Quando mi si dice che il badminton ha possibilità di successo, capisco che bisogna metterci una croce sopra. Tra possibilità e probabilità c'è una bella differenza. La possibilità non si nega a nessuno, ma non con i soldi dei contribuenti". Ecco, possibilità e probabilità. Una bella differenza.

Ma come si fa a spendere bene i soldi, scegliendo manager di livello? Ecco la risposta di Liz Nicholl, una risposta che andrebbe ciclostilata in decine di copie e spedita in molti uffici federali, a partire da tutti quelli del rugby italiano. "Un manager bravo può passare dal rugby al nuoto al ciclismo. Anzi può travasare le sue esperienze. L'importante è che tutti collaborino, senza gelosie. E che le federazioni non dicano bugie sugli effettivi valori dei lori atleti" sentenzia Liz. Senza falsi buonismi.

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