Zebre: sembra il remake de "La grande fuga"

Le vicende della franchigia federale stanno assumendo una forma grottesca.

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Prima Edoardo Padovani, poi Kurt Baker, cui ha fatto seguito Gideon Koegelenberg. E ieri l'annuncio di Dries Van Schalkwyk. Tutti a dire addio alle Zebre e a cercare fortuna - e contratti certi - altrove. Insomma, sembra il remake di "La grande fuga". O, forse, vedendo i risultati passati dei bianconeri il remake in chiave rugbistica di "Fuga per la vittoria".

E se Padovani a Tolone puó essere positivo in chiave azzurra, gli addii di Koegelenberg e Van Schalkwyk hanno una forte ripercussione anche sulla nazionale. Il primo era arrivato in Italia con l'ipotesi di vestire la maglia azzurra dopo tre anni, Dries lo aveva già fatto ed era un punto fermo dell'Italia di O'Shea. Ora, però, i saluti al Belpaese, al bianconero e all'azzurro. E tanti saluti alla politica di investire economicamente su stranieri da naturalizzare sperando che facciano fare il salto di qualità, quando poi alla prima occasione salutano e fanno i bagagli.

E a poco servono le minacce di Alfredo Gavazzi, le parole deluse e arrabbiate o i richiami ai valori, all'onore e alla riconoscenza. Quattro addii che sono l'emblema non solo del rugby moderno e professionistico, ma anche l'emblema di un fallimento del movimento d'alto livello italiano senza appello.

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