Gavazzi: "Padovani? Questione morale, io non faccio figuraccia"

Ai margini della presentazione del Mondiale femminile un presidente Fir arrabbiato parla del caso Padovani.

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Prima ha fatto l'ospite, salutando la nazionale femminile, facendo gli onori di casa. Poi, quando le luci si sono spente dell'avventura dell'Italdonne è tornato sul tema principe del momento. Alfredo Gavazzi ha parlato con il sottoscritto del caso Edoardo Padovani, reagendo agli articoli degli ultimi giorni.

"Io fare una figuraccia come scrive lei? Non credo proprio, visto che difendo i miei valori - attacca il numero 1 della Fir, che poi spiega la sua posizione -. Quella di Padovani è una questione morale. Aveva ancora un anno di contratto e gli ho chiesto di rispettarlo, per la squadra. Non ha voluto. Per questo ho deciso di passare da World Rugby e di non concedere il nullaosta. Ho dei valori, non faccio figuracce".

Sì, ma la questione morale è un conto - si può o meno essere d'accordo - ma se si va per vie legali si rischia una figuraccia se non si hanno le carte in mano. "No, ripeto, posso anche perdere, non mi importa nulla. E' il principio che conta. Io ho preso l'impegno, federalizzando le Zebre, di confermare tutti i contratti - anche di giocatori che non sono all'altezza -, mi aspettavo che tutti confermassero il loro impegno" le parole di Gavazzi.

Che poi, spiega quel "Padovani ha un debito di riconoscenza". "Sì, ce l'ha con me. Perché l'ho portato io alle Zebre, l'ho voluto io quando a Treviso non interessava e nessuno lo voleva. Anche nello staff federale nessuno credeva in lui, ero l'unico. Per questo credo debba essermi riconoscente - dice Gavazzi, che poi risponde alla provocazione che, forse, Padovani tra un anno a Tolone non avrebbe avuto spazio, visto che Halfpenny è andato via ora -. Beh, se uno è forte lo prendono anche tra un anno. Probabilmente non si sente così forte e ha paura. Comunque ripeto: io devo pensare al bene del rugby italiano". Evidentemente un giocatore che può crescere in un club come Tolone non è il bene per il rugby italiano, mentre tenerlo fermo e fare una guerra con lui sì.

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