Pro 12: calma Treviso, burrasca Zebre

Con la conferma della partecipazione italiana alla Celtic League le due franchigie azzurre si avvicinano ai raduni con sentimenti diversi.

TREVISO, ITALY - DECEMBER 23: George Biagi (R) of Zebre Rugby is challenged during the Guinness Pro 12 match between Benetton Treviso and Zebre Rugby at Stadio comunale di Monigo on December 23, 2016 in Treviso, Italy.  (Photo by Dino Panato/Getty Images)

L'Italia parteciperà alla Guinness Pro 12 con due squadre. Questa certezza, uscita dall'incontro di martedì tra Alfredo Gavazzi e Martin Anayi, è - al momento - l'unica che abbiamo. Perché ancora non si sa se il Pro 12 verrà allargato ai club sudafricani Cheetahs e Southern Kings, e se ciò avverrà già quest'anno o tra 12 mesi. Ma, soprattutto, non si sa come l'Italia si presenterà al via.

Casa Benetton. A Treviso si respira un'aria tranquilla. In verità, a queste latitudini non si è mai temuto il peggio, consci che il lavoro fatto garantiva la presenza della Benetton al torneo celtico. "Confermo, con le italiane c'è un accordo in essere - ha dichiarato Amerino Zatta alla stampa veneta -. Il Benetton ha solo bisogno di stima e fiducia, e di proseguire nel migliore dei modi questo ciclo iniziato nel 2016: abbiamo fatto registrare dei sicuri miglioramenti a livello organizzativo e societario". Insomma, si è imparato dagli errori del passato, non ci sono più i bastoni federali tra le ruote e si è lavorato da un anno per crescere con un gruppo compatto e tranquillo. Una responsabilità maggiore per giocatori, staff e dirigenza, che quest'anno non avranno più alibi e dovranno dimostrare in campo di valere la Guinness Pro 12.

Casa Zebre. A Parma, invece, l'aria che si respira è pesante e non certo per colpa dell'afa che attanaglia l'Italia da settimane. Qui i giocatori temevano il peggio - vedi tweet di Venditti martedì -, ma ora che la presenza in Pro 12 è garantita non si sono dissolte le nubi. Le due mensilità in arretrato pesano maledettamente, ma non sono solo due stipendi il problema in casa bianconera. I crediti che i giocatori - ma anche staff, impiegati e fornitori - ancora hanno nei confronti della società sono maggiori e nessuno chiarisce la situazione. Inoltre, la 'federalizzazione' delle Zebre è a oggi ancora virtuale, non c'è nulla di ufficiale e i dubbi su come la Fir possa coprire i costi della franchigia parmigiana restano.

Come scrivevamo ieri, infatti, con un bilancio non proprio positivo, la franchigia federale diventa un esborso esagerato per Gavazzi & co., che oltre ai 4 milioni standard dovrà trovare almeno un altro paio di milioni per garantire una squadra quantomeno non imbarazzante. C'è sfiducia nell'ambiente, le promesse degli ultimi anni - sia federali sia della società privata subentrata nel 2015 - sono state tutte immancabilmente non mantenute e, dunque, i giocatori chiedono maggiori garanzie e certezze. Con questo spirito lunedì dovrebbe iniziare il raduno, ma prima di scendere in campo Biagi e compagni dovranno sedere al tavolo con Gavazzi e capire dove stanno andando. E la sensazione è che oggi i giocatori abbiano il coltello dalla parte del manico.

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