Rugby 7s: un altro fallimento nell'anno nero dell'Italia

Il clamoroso flop di Clermont mostra tutti i limiti di una nazionale che non ha alternative. Ed è l'ennesima figuraccia azzurra.

italseven-crisi.jpg

Non bastavano i 10 ko su 11 partite della nazionale maggiore, i 9 ko su 10 partite dell'Italia Under 20, i 3 ko su 5 degli Emergenti, i 5 ko su 5 della femminile o le 46 sconfitte su 56 partite di Zebre e Benetton in questa stagione. Con i tre ko di ieri a Clermont, l'Italseven è al momento ferma a 9 sconfitte 14 nelle Grand Prix Series. Tradotto, a oggi (mancano i match di oggi e l'ultima tappa di Exeter, ndr.) l'Italia dell'alto livello (?) in stagione ha raccolto 82 sconfitte su 101 partite disputate, cioè l'80% delle partite.

Quello dell'Italseven, poi, è un fallimento che è su due livelli. Il primo, più diretto e visibile ieri in campo, riguarda la squadra che ha giocato a Clermont e prima a Lodz (con l'exploit di Mosca che resta - appunto - una mosca bianca). Giocatori che appaiono molli, senza idee, mete regalate per errori imbarazzanti, mentre è apparsa evidente l'incapacità di gestire il gioco. Contro il Belgio, nel match da vincere, prima viene regalata una meta a tempo scaduto mentre tutta la panchina urla di buttare fuori il pallone, poi un altro errore regala un'altra meta agli avversari. E, infine, in vantaggio 14-12 a 15 secondi dalla fine, gli azzurri erano palla in mano, terrorizzati senza sapere cosa fare. Cosa hanno fatto? Fallo, drop di punizione e partita persa. Insomma, se la tecnica in parte c'è (ma per un seven di alto livello bisogna crescere negli offload e avere giocatori più esplosivi, ndr.), è l'aspetto mentale e tattico a essere completamente assente.

L'altro livello, invece, arriva da più lontano e coinvolge direttamente la Fir e l'alto livello. Per anni si è snobbato il seven e il risultato, evidente, è che la coperta è cortissima. A Clermont c'erano 12 azzurri, due sono infortunati (Lupini e Ambrosini), ma dietro di loro chi c'è? Andy Vilk non ha la possibilità di lavorare su un gruppo tale di azzurrabili da poter far crescere il livello con nuovi innesti. Deve fare ciò che può con il poco che ha. Non ci sono alternative, non si è lavorato su un campionato serio di seven, non si è puntato - se non sporadicamente (vedi Ambrosini, vedi Pratichetti, in passato Ragusi od Odiete) - su quei giocatori ai margini dell'alto livello nel XV per indirizzarli su un'altra opzione. Con tutto il rispetto per gli atleti, ma ieri titolari in campo c'erano Nicolò Albano e Diego Antl, giocatori che provengono dal Parabiago e dal Brescia. Come si fa a pretendere da ragazzi che militano in Serie A e in Serie B di essere competitivi a livello internazionale?

Il rugby seven è l'ennesima occasione sprecata dalla Federazione. Con le Olimpiadi che danno soldi e visibilità, con la chance di poter lavorare per costruire un gruppo che possa puntare alle Sevens World Series o ai Mondiali, si è invece lasciato perdere, sprecando un'occasione importante. Basta vedere come sono migliorate in pochi anni nazionali come l'Irlanda, la Germania o la Georgia per capire che con un minimo sforzo di programmazione si poteva e si doveva fare di meglio. Ora, invece, dopo l'exploit di Mosca si è tornati nuovamente indietro, con l'Italseven che si dimostra lontanissimo dai vertici non solo mondiali, ma anche europei della specialità. Siamo ridotti a lottare con Portogallo, Polonia e Inghilterra oggi. Squadre (britannici esclusi) tecnicamente veramente mediocri. Ma, ahimé, questo è il livello che ci meritiamo.

Foto - Rugby Europe/Isabelle Picarel

Vota l'articolo:
4.01 su 5.00 basato su 73 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE SPORT DI BLOGO