Solidarietà: Daccenaspinta!, otto campioni per il wheelchair rugby

Valerio Bernabò e altri sette rugbisti sfideranno la montagna per raccogliere fondi per i Romanes Wheelchair Rugby.

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Sette rugbisti e mezzo per una sfida durissima. I campioni sono Valerio Bernabò, Alberto Sgarbi, Giovanni Maistri, Tommaso Castello, Paul Derbyshire, Andrea Pratichetti, Francesco Minto e Francesco Messina, fisioterapista delle Zebre. La sfida è il Red Bull 400, la gara breve più ripida al mondo e arriverà per la prima volta in Italia sabato 1° luglio allo Stadio del Salto G. Dal Ben di Predazzo (Val di Fiemme). La competizione premierà chi riuscirà a raggiungere la vetta del trampolino di salto con gli sci nel minor tempo possibile: un percorso di 400 m di lunghezza con una pendenza di 38°.

Una sfida che, però, va oltre. Perché i rugbisti si cimenteranno in questa sfida per raccogliere i fondi per Romanes Wheelchair Rugby, un'associazione con sede a Roma e che sta promuovendo il rugby in carrozzina in Italia. Valerio e gli altri campioni, infatti, hanno lanciato una raccolta fondi (qui si può donare!) per aiutare l'associazione nel suo sogno: cioè allenare almeno 15 nuovi atleti, sia a livello agonistico che amatoriale, formare almeno 2 nuovi fisioterapisti, 2 arbitri/classificatori e 2 allenatori, contribuendo così alla creazione di un campionato professionale italiano e di una federazione specifica per portare l'Italia al livello delle migliori squadre internazionali.

Per conoscere meglio il progetto dei Romanes abbiamo intervistato Rufo Iannelli, capitano e presidente dell'associazione, che ha creato nel 2016 e che vuole diventare il più importante centro di professionalità in Italia in questa disciplina, e vuole dare una nuova opportunità di praticare il wheelchair rugby ai disabili di Roma e provincia, promuovendo un modello di Impresa Sociale, sportiva, online, fortemente inclusiva e partecipativa, capace di auto-finanziarsi e di ispirare nuove realtà simili nel panorama paralimpico italiano.

Rufo, iniziamo con l'abc. Cosa fate?
Noi pratichiamo rugby in carrozzina, uno sport paralimpico che si gioca su un campo da basket. E' nato proprio in Canada da ex giocatori di basket che avevano seri problemi agli arti superiori e non potevano giocare al già esistente basket in carrozzina.

Come hai conosciuto il wheelchair rugby?
Sei/sette anni fa ho subito la rottura della vertebra cervicale e sono stato ricoverato in Inghilterra. Lì ho scoperto il wheelchair rugby, che tra parentesi proprio in quegli anni iniziava ad affacciarsi anche in Italia. Tornato a casa ho voluto entrare in questo mondo. Oggi in Italia ci sono 5/6 squadre, c'è una nazionale che sta crescendo, anche se anche qui - come nel rugby per normodotati - l'attività è soprattutto in Veneto, mentre scendendo in giù c'è poco. Il nostro impegno è proprio quello di promuovere il movimento ovunque.

Praticare il wheelchair rugby, insomma, ma anche farlo conoscere è lo scopo dei Romanes.
Esatto. L'idea è quella di far conoscere questo sport, ma anche di renderlo disponibile a tutti. Vedi, noi vogliamo uscire sia dalla logica pietistica del "poverini, aiutiamoli che sono malati" sia dalla logica da supereroi. Noi pratichiamo sport, punto. L'approccio, quindi, è più informale, anche ironico (abbiamo pensato all'hashtag #paraliticoachi) ed è su quello anche che è iniziata la collaborazione con Valerio.

Ecco, arriviamo a #Daccenaspinta!. Come nasce, cosa è e qual è l'obiettivo?
Ti confesso, ad avvicinarci è stato proprio Valerio, sempre disponibilissimo e che ha un concetto di rugby come inclusivo e bello. L'idea è quella di riuscire a raccogliere fondi, ma non per giocare noi. Noi vogliamo poter offrire, qui a Roma, delle infrastrutture per chi vuole avvicinarsi a questo sport. Ma anche poter offrire delle carrozzine sportive per praticarlo e personale professionale dedicato. Tutte cose che si possono fare o chiedendo a chi si avvicina di contribuire, o trovando fondi o sponsor. Noi, però, non vogliamo obbligare chi vuole avvicinarsi al wheelchair rugby a sobbarcarsi ulteriori spese, perché sappiamo bene quali sono i costi della disabilità. Al momento ci alleniamo nel bel PalaLuis e abbiamo ricevuto delle carrozzine usate dalla Germania. Ma più possiamo offrire meglio è.

Avete un sostegno pubblico?
Confesso, no. Ma è una scelta. Noi preferiamo degli sponsor privati piuttosto che partecipare a bandi pubblici, che spesso sono legati a logiche politiche che non ci appartengono. Quindi ci inventiamo iniziative come quella di sabato 1 luglio per raccogliere fondi. Ma, ripeto, l'importante è che il wheelchair rugby diventi sempre più conosciuto in Italia, così più persone potranno scoprirlo e praticarlo. Perché è veramente divertente giocare.

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