Italseven: Basta poco, che ce vò?

La bella prestazione degli azzurri nel weekend a Mosca è figlia di un lavoro di due anni. Finalmente.

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L'Italseven che dà spettacolo a Mosca, che nella fase a gironi batte la quotatissima Spagna e nei quarti di finale dà lezione alla Francia, seppur sperimentale. Per un quarto posto finale di altissimo livello. Un risultato sorprendente, forse, ma che per una volta è figlio di un lavoro di programmazione. Arrivato dopo anni di menefreghismo.

Spesso in passato su queste pagine, parlando dell'Italseven, avevamo parlato di "gruppo in vacanza premio" e avevamo stigmatizzato le figuracce raccolte in giro per l'Europa nelle tappe delle Grand Prix Series. Qualcuno si era offeso, ma qualcuno (meno permaloso e cum grano salis) aveva anche ammesso che la nazionale di rugby a sette questo era: un gruppo di dopolavoro, non supportato dalla Fir, che andava avanti nel disinteresse generale. Insomma, c'era per onor di firma, ma alla fine di far crescere un gruppo non importava nulla alla Fir (gestione Dondi e prima parte della gestione Gavazzi), non importava nulla ai club (che storcevano il naso a liberare i giocatori per questo azzurro) e men che meno importava a tifosi e stampa (anche oggi, il vuoto è pressoché pneumatico su giornali e web).

Cosa è cambiato, dunque? Poco, ma abbastanza. Lo staff azzurro, finalmente, ha avuto a disposizione quel budget minimo per costruire qualcosa, si sono individuati i potenziali ragazzi con qualità tecniche e atletiche funzionali al seven, si è potuto testarli in diversi raduni e tornei di preparazione, ma soprattutto si è investito sullo staff tecnico. Andy Vilk, finalmente, è stato messo nella posizione di poter lavorare e gli effetti si iniziano a vedere. Senza montarsi la testa, perché il gap con i top team è ancora elevato e gli schiaffoni potranno arrivare nelle prossime tappe delle Grand Prix Series. Ma l'Italia, finalmente, ha smesso di fare il turista e basta. Senza bisogno di rivoluzioni, ma con poco.

Che ancora non è sufficiente, perché l'Italia ha l'obbligo sportivo e morale di porsi due obiettivi a breve termine e uno a medio termine. Cioè la qualificazione ai Mondiali 7s e l'accesso al torneo di qualificazione per le Sevens World Series e, a medio termine, i Giochi Olimpici. e per farlo non basta quello che oggi c'è, perché bisogna correre, e velocemente, per chiudere il gap con le migliori, competendo alla pari sempre e non sperando negli exploit di giornata. Per questo il quarto posto ottenuto a Mosca è fondamentale, ma dev'essere un nuovo primo passo verso le future conferme. Un primo passo (che nel futuro prossimo dovrà non solo essere sportivo e organizzativo, ma anche mediatico) che per anni non si è fatto. Eppure, come detto, bastava poco.

Cosa serve ora? Continuità. E non parlo di risultati. Significa che l'anno scorso dopo le GP Series il seven azzurro è rimasto fermo quasi 10 mesi, senza raduni, senza tornei, senza amichevoli. Senza. Lavorare affinché il rugby 7s in Italia diventi una realtà consolidata e costante - magari con un mix tra giocatori d'Eccellenza e ragazzi dedicati al Seven - è l'obiettivo se, come detto, si vuole seriamente puntare ai Mondiali, alle World Series e alle Olimpiadi.

P.S. per chi sarà subito pronto a criticare, il prossimo weekend in Polonia l'Italia sarà inserita in un girone infernale, con Inghilterra, Russia e Galles. Sulla carta tre corazzate impossibili, ma viste le prestazioni dei britannici a Mosca gli azzurri ci possono provare. Ma tornare a giocarsi i playoff nella parte alta del tabellone sarà un'impresa importante e durissima, per nulla scontata.

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