Eccellenza: Basson lascia Rovigo e va a Firenze

A sorpresa, quando il rinnovo appariva scontato, l'estremo sudafricano saluta i rossoblù e sceglie i Medicei. Ecco la sua lettera d'addio.

CARDIFF, WALES - JANUARY 16:  Rovigo fullback Stefan Basson in action during the European Rugby Challenge Cup match between Cardiff Blues and Rugby Rovigo at Cardiff Arms Park on January 16, 2015 in Cardiff, Wales.  (Photo by Stu Forster/Getty Images)

Una bandiera che si ammaina e che decide di cambiare aria. Stefan Basson, da 10 anni pilastro del Rovigo, lascia Via Alfieri e si trasferisce in Toscana, a Firenze, rinforzando i neopromossi Medicei. Un fulmine a ciel sereno, se si pensa che solo lunedì Francesco Zambelli, patron dei rossoblù, annunciava la conferma di Basson. Firma che, evidentemente, era stata data troppo presto per scontata ed ecco che il sudafricano se ne va.

La notizia è rimbalzata ieri sui media online locali e ha sorpreso un po' tutti. Non solo una questione di soldi, perché a Firenze Stefan dovrebbe occuparsi anche dei trequarti come allenatore e, a quasi 35 anni, iniziare a lavorare al futuro è sicuramente importante. Nato a Ceres, in Sud Africa, il 10 agosto del 1982, Basson da 10 anni è stato il motore del Rovigo che ha guidato l'anno scorso allo scudetto.

"Stiamo cercando di fare una squadra con un buon mix, accogliamo Stefan Basson a braccia aperte, è un grande giocatore, quando abbiamo saputo che qualcuno gli aveva detto che non rientrava nei piani del Rovigo ci siamo fatti avanti. Mi fa piacere che abbia deciso di unirsi a noi, abbiamo una squadra giovane, la sua esperienza sarà importante per la gestione dei tre-quarti, li allenerà lui” ha dichiarato a Rovigooggi Pasquale Presutti. Con Basson a Firenze arriverà anche jeff Montauriol - altro ex rossoblù in uscita da Treviso - e lì troveranno altri due ex di Rovigo, Matteo Maran e Lorenzo Lubian.

In serata, ieri, poi è arrivata la lettera aperta di Stefan ai tifosi di Rovigo.

"Scrivere questa lettera è la cosa più difficile che abbia mai fatto. Una cosa che non avrei mai voluto fare e anche ora che la sto scrivendo ancora non ci credo. Non avrei mai pensato di dover lasciare la Rugby Rovigo. Avevo sempre sognato di finire qui la mia carriera e poi di poter continuare a far parte della Società, magari come allenatore.

Per prima cosa voglio ringraziare Francesco Zambelli per questi 10 anni, per me è molto più di un Presidente e se non fosse stato per lui non sarei mai rimasto in Italia così a lungo. Nutro per lui e la sua famiglia un profondo rispetto, una profonda riconoscenza e una grande stima, mi hanno sempre sostenuto e hanno creduto in me anche quando non era scontato farlo. Li ringrazio anche e soprattutto perché in queste ultime settimane hanno tentato di fare il possibile per potermi tenere ancora qui, ben sapendo che Rovigo è la mia casa e che la maglia dei Bersaglieri è la mia seconda pelle.

Quando un mese fa gli allenatori mi hanno detto “you’re not in our planes, you must start to look for another team: it’s time for change...”, che era giunto il momento per me di trovare un’altra destinazione, di cercare un altro Club perché non rientravo più nei loro piani e che era arrivato il momento di cambiare, ho continuato a dare il 100% in campo e fatto di tutto per trovare una soluzione che mi permettesse di non lasciare Rovigo. Fino alla cena di fine stagione di ieri sera ero convinto che questa soluzione fosse a portata di mano, proprio grazie agli sforzi del Presidente Zambelli. La conferma che restare avrebbe voluto dire trascorrere un altro anno con uno staff tecnico che non mi vuole e che non mi dà nemmeno la possibilità di iniziare un cammino per preparare il mio futuro, come quello di allenatore delle giovanili, è arrivata d’improvviso, come una doccia fredda, spezzando le mie speranze e costringendomi questa mattina a prendere una decisione che mai avrei voluto. Dare questo dispiacere al Presidente e alla sua famiglia, ai tifosi e alla città, è un prezzo altissimo da pagare. Questa decisione è veramente un sacrificio enorme perché la mia famiglia non potrà seguirmi, perché tra due partite avrei raggiunto le 200 presenze in rossoblù, perché volevo rimanere a Rovigo per poter ricambiare quanto mi è stato dato in questi 10 anni.

10 anni che non dimenticherò mai, con uno Scudetto, promesso tante volte ai tifosi, che rimarrà per sempre cucito non solo sulla maglia ma anche nel mio cuore. Mi mancherà questa città. Mi mancheranno le persone, i tifosi, Elena e Franco, Moreno… mi mancherà tutto. Questo posto è speciale per la mia famiglia e per me, ma non ho altra scelta che lasciarlo, una scelta di vita. Il mio futuro sarà nel rugby, come allenatore, e i Medicei mi danno questa possibilità di crescita professionale.

Il mio desiderio, la mia speranza, è di poter tornare un giorno al Battaglini come allenatore, per poter regalare un altro scudetto alla Rugby Rovigo e a tutta la città.

Un grazie dal profondo del cuore, per tutto".

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