Rugby & Politica: quando certe storie non meritano neanche di venir raccontate

Una polemica scoppiata a Torino ha raggiunto i più importanti giornali nazionali. Qui, però, non ne parleremo.

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Mi hanno scritto in diversi nei giorni passati, raccontandomi un fatto successo a Torino. Mi hanno chiesto di scriverne, di approfondire. Ho declinato, con educazione. Ora, però, la notizia è diventata mediatica ed è apparsa su testate come la Gazzetta e il Messaggero e non si può ignorare. O forse sì.

Parliamo di una squadra di rugby 7s femminile, la Sigonella Hoplite Rugby Women, che chiede di poter partecipare a un torneo organizzato da un altro club, il Dynamo Dora Rugby di Torino, club affiliato all’UISP (cioè il rugby dilettantistico che nulla ha a che fare con la Fir, anche se la Dynamo è comunque tesserata). Come si può immaginare dal nome, il club di Sigonella è legato alla base militare USA siciliana e la risposta della Dynamo è poco fraintendibile: “No, l'evento non è aperto a militari, forze di polizia, fascisti e autorità varie […] Per favore andate via dall'Italia e dall’universo”. Rendendo poi pubblico il messaggio, con un post su Facebook durissimo e sarcastico.

Sì, perché il torneo di rugby organizzato al Motovelodromo Fausto Coppi è “popolare, antifascista, antirazzista” come amano definirlo gli organizzatori. Appunto, non è un torneo di rugby, è una scampagnata domenicale politica, una pagliacciata. Né più, né meno di una festa di un centro sociale o di un raduno della Lega a Pontida o un meetup dei Cinque Stelle. E, proprio per questo, non merita neanche di venir raccontata su un blog che si occupa di rugby. Di sport. Quello in cui giocano tutti assieme. Il resto è demagogia. Non sport. Quindi non ne parleremo più.

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