Coppe Europee: quando Gavazzi voleva due posti in Champions

Ieri il presidente Gavazzi ha dichiarato che la meritocrazia è un valore fondamentale. Ma neanche quattro anni fa...

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L'Italia perde il posto garantito in Champions Cup. Dalla stagione 2018/19 (ma, come avevamo scritto qui tempo fa, si era addirittura discusso di tagliare l'italiana già quest'anno) si qualificheranno alla Coppa Europa le prime sette classificate nella Guinness Pro 12, senza 'paracaduti' per le nazioni che non arrivano nella top 7 celtica. Una decisione ovvia, scontata, che già era nell'aria da tempo. E ieri sera la Fir ha diffuso un comunicato con le parole del presidente Gavazzi.

“Da dirigente sportivo e da uomo d’azienda ho sempre considerato la meritocrazia un valore fondamentale, in campo come sul lavoro. La decisione di EPCR di prevedere la qualificazione automatica alla Champions Cup per le prime sette classificate del Guinness PRO12 non può che trovarmi dunque favorevole, tanto che non avrei nulla in contrario a che venisse posta in essere già dal 2017/2018. Di concerto con i nostri rappresentanti all’interno del Board di EPCR abbiamo convenuto di votare a favore di tale modifica, che troviamo pienamente coerente con il cammino di sviluppo intrapreso dalla FIR da un anno a questa parte, con l’arrivo di Conor O’Shea, e mirato a garantire una migliore e più strutturata collaborazione con Benetton Rugby e Zebre Rugby, con l’obiettivo, nel medio termine, di rendere le nostre due franchigie sempre più competitive tanto nel PRO12 che sul palcoscenico delle competizioni EPCR” le parole di Gavazzi.

Insomma, meritocrazia über Alles per il numero 1 Fir. "Ho sempre considerato la meritocrazia un valore fondamentale" ribadisce Gavazzi. Eppure non più di quattro anni fa, in un'intervista rilasciata a Espn e che avevamo ripreso anche qui, il numero 1 del rugby italiano diceva altro. L'Heineken Cup era morta e si stava discutendo il nuovo format della Champions Cup. "Difenderemo i nostri due posti in Heineken Cup" tuonava Gavazzi. Una difesa che, in meno di quattro anni, ha portato a non avere più club italiani di diritto nella più importante coppa europea. Così, per dire.

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