Rugby e professionismo: l'età del romanticismo è finita

La riforma del Super Rugby è l'ultimo emblema di un mondo, quello ovale, che ormai è cambiato. E non si torna indietro.

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Con buona pace dei romantici e dei tradizionalisti, il vecchio rugby è morto. O, meglio, vive ancora, ma dove non ci sono in ballo i soldi. Un po' come la vita, dove gli ideali romantici sopravvivono tra gli adolescenti, ma quando si diventa adulti ci si scontra con la realtà e si capisce che a certi compromessi si deve scendere. E combattere contro i mulini a vento diventa inutile, se non stupido.

L'ultimo esempio arriva dall'Emisfero Sud, dove il Super Rugby torna indietro e taglia tre squadre. Ma non i Sunwolves, giapponesi, che faticano a essere competitivi. No, a venir sacrificati saranno sudafricani e australiani e già si scatenano le polemiche. Inutili, appunto. Perché se da un punto di vista sportivo i nipponici sarebbero in pole position per il taglio, da un punto di vista di mercato e diritti tv l'Asia è fondamentale (ci sono anche i Mondiali nel 2019) e per la Sanzaar eliminare i Sunwolves sarebbe un suicidio. Con buona pace – probabilmente – di Cheetahs e Western Force (o Melbourne Rebels) che verranno sacrificati al loro posto. Insieme ai Southern Kings, ma loro sono imbarazzanti sia economicamente sia sportivamente e nessuno protesta.

Ma, come detto, quello del Super Rugby è solo l'ultimo esempio. In passato è successo a scozzesi e gallesi, con formazioni storiche, tradizionali, dal sapore romantico, che sono state cancellate o ridotte a comparse in campionati dilettantistici, sacrificate sull'altare dell'allora Celtic League – oggi Guinness Pro 12. Insomma, per essere competitivi in un mondo professionistico si dovevano creare realtà nuove, nate dal nulla, ma che avessero la sostenibilità economica per lottare nel mondo che avanza.

Sempre parlando di Pro 12, da mesi si parla di un allargamento agli USA. Anche in questo caso, è ovvio che il potenziale sportivo è assai secondario, mentre la potenzialità economica del mercato a stelle e strisce ha un valore primario. E anche in Italia il dibattito tra romanticismo e soldi è annoso. Lo è da quando si è deciso di entrare nella Celtic League, lo è ancora oggi quando si parla della possibilità di spostare le Zebre da Parma. Scegliere territori ovali, dove vi è tradizione, club nazionali di primo piano, o scegliere territori dove c'è il potenziale economico e mediatico adatto per non trovarsi di fronte a un nuovo fallimento? Il dibattito – tra romantici e realisti – è aperto. Ma la soluzione, piaccia o no, è una sola.

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