Pro 12: Zebre, i perché di una rinascita

Due vittorie consecutive per i bianconeri che stanno vivendo un buon momento di forma. Non solo fisica.

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Due vittorie di fila, nove punti conquistati – cioè gli stessi ottenuti in tutte le altre diciassette partite disputate quest'anno. Una vittoria sofferta e di carattere contro Connacht, una più netta, ma anch'essa figlia della volontà di non cedere, contro Newport. Le Zebre hanno superato la Benetton, hanno nel mirino Newport ed Edimburgo, e potrebbero chiudere la stagione lontane dall'ultima piazza. Ma cosa è cambiato?

Partiamo tenendo i piedi per terra. Se le Zebre hanno sicuramente messo in campo due prove di qualità va anche ricordato che avevano un calendario amico. Due sfide casalinghe e contro due formazioni che quest'anno non fanno faville sono state sicuramente un aiuto importante, cui ora dovrà seguire la conferma. Ma ciò non toglie che negli ultimi mesi i bianconeri anche queste partite 'facili' le avrebbero perse.

E qui arriva il primo punto importante. Le Zebre, sicuramente più della Benetton, hanno approfittato dell'impegno del Sei Nazioni. Non è un caso che tra i migliori in campo vi siano stati molti azzurri, da Padovani a Biagi, passando per Violi, cioè coloro che per settimane hanno lavorato a stretto contatto con lo staff azzurro, guadagnando confidenza nei propri mezzi, una confidenza che – probabilmente – anche i problemi avuti in precedenza con Guidi avevano fatto perdere.

E qui si inserisce un altro discorso. E' vero che a livello societario ultimamente poco è cambiato, è vero che i dubbi sul futuro sono ancora tantissimi, ma è anche vero che una scossa c'è stata. Si può ironizzare, buttarla in battuta, ma le dimissioni di Stefano Pagliarini sembrano essere stati salutari per le Zebre, con i giocatori che sembrano aver ritrovato se non la voglia – quella non è mai mancata – almeno quella cattiveria necessaria a portare a casa i risultati. Perché è inutile girarci attorno: se la dirigenza non è all'altezza poi non si possono aspettare i miracoli in campo.

A ciò si aggiunga un altro punto fondamentale e che è un discorso più ampio e che coinvolge entrambe le franchigie. La differenza tra una squadra vincente e una perdente la fanno anche gli stranieri. Che devono essere di qualità e che devono essere inseriti nel gruppo in maniera positiva. Giocatori come Minnie, Meyer o Greeff sono utili alla causa e su di loro si deve puntare. Altri, invece, sono inutili e costosi.

Tutto questo, dunque, ha portato a una rinascita delle Zebre. Che, come detto, ora andrà confermata perché non sia – come sono stati gli Ospreys per la Benetton – solo una rondine che non fa primavera. Ma i ragazzi, come abbiamo scritto, sembrano essere più sicuri di sé e sembra abbiano finalmente affrontato una partita con la convinzione di vincere. Questo vale per le Zebre come per la Benetton o l'Italia: se si scende in campo 'sconfitti' si esce sconfitti, se si entra in campo con convinzione e certezze, allora ce la si può giocare.

Foto – Stefano Delfrate

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