6 Nazioni 2017: Parisse "Fatto cose buone, ma non basta"

Il capitano azzurro e Giamba Venditti si sono presentati alla stampa alla vigilia della sfida di Edimburgo.

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La Scozia battuta due anni fa, ed esattamente 10 anni fa, ma che oggi fa ben più paura. E un Torneo tra alti e bassi, dove gli azzurri hanno mostrato momenti di grande qualità a passaggi a vuoto preoccupanti. Ed è proprio su questo che l'Italia deve lavorare a sentire Sergio Parisse alla vigilia della sfida di Edimburgo.

"Abbiamo mostrato buone cose in attacco, in difesa, in mischia e con i trequarti, è vero - risponde Sergio a una domanda di Rugby 1823 -, ma purtroppo anche cose meno buone. Subiamo una meta, poi un'altra e il gioco è finito. Ma, come ho già detto spesso, per giocare 80 minuti bisogna mettere i ragazzi in condizione di essere al massimo sempre e questo va fatto a partire dalle franchigie".

"Due anni fa abbiamo vinto, avevamo due esordienti e nessuno si aspettava la nostra vittoria. Oggi sia noi sia la Scozia siamo molto diversi, ma entrambe arriviamo da due brutti ko con Inghilterra e Francia. La Scozia ha sicuramente fatto un Sei Nazioni migliore del nostro, di gran qualità, e sarà una sfida durissima" ha continuato il capitano azzurro.

"Sicuramente per spiegare certe prestazioni bisogna dire che l'aspetto mentale è fondamentale, più dei caps e dell'esperienza. Sarà importante l'approccio con cui arriveremo alla partita, a volte quest'anno abbiamo peccato in aggressività e come avanti abbiamo davanti una sfida dura, dovremo fare il massimo in mischia, touche, ma anche per rallentare il loro gioco".

"La stanchezza è sicuramente un fattore, fisica e mentale, e dopo quattro partite questa settimana lo staff si è concentrato sul recupero fisico e mentale. Anche dopo una brutta sconfitta come quella con la Francia. Quello che va detto è che la preparazione fisica non può arrivare in nazionale, ma i giocatori devono lavorare tutto l'anno per essere pronti" conclude Sergio, che dei problemi dello Stade preferisce non parlare ("sarebbe mancanza di rispetto verso i miei compagni e lo staff").

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