Italrugby: Andrea Lovotti, il futuro in prima linea

Il pilone azzurro ha rilasciato una lunga intervista al sito ufficiale dell'RBS 6 Nazioni. Ecco le sue parole.

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Conor O'Shea sa di avere un duro lavoro davanti a sé con l'Italia, ma l'irlandese è stato chiaro nel dire che c'è tanto talento inespresso, non ultimo il pilone sinistro Andrea Lovotti. Un ragazzo esploso tardi, con il debutto in azzurro a 26 anni, il pilone delle Zebre è sempre stato titolare nei 13 caps conquistati e ora è uno dei nomi certi nel XV titolare. Con il suo dinamismo in campo aperto è il classico pilone moderno e non è una sorpresa visto che ha iniziato la sua carriera in terza linea.

Era ai tempi di Piacenza, dove nonostante sia cresciuto in una famiglia amante del calcio ha avuto l'occasione di giocare a rugby a scuola e non ha mai smesso. “Ho iniziato, come quasi tutti i ragazzi italiani, giocando a calcio. Nessuno in famiglia aveva mai giocato a rugby, ma l'ho conosciuto a scuola e da lì non ho mai smesso. Ho iniziato, appunto, a scuola quando avevo già 12 anni, ma mi è subito piaciuto. Mi piaceva l'aspetto fisico e mi divertivo molto. Ho iniziato in un piccolo club vicino a Piacenza chiamato Gossolengo e ho iniziato a giocare vicino a casa. Poi ho giocato per diversi club e, alla fine, con le Zebre”.

“Quando ho iniziato giocavo flanker, anche a livello Under 20, poi mi sono spostato a pilone. Ho scoperto che fisicamente ero adatto, anche se ero molto dinamico. All'inizio non è stato facile, soprattutto perché la mischia chiusa è molto tecnica e ho dovuto imparare e fare esperienza. Ma fin da subito mi è piaciuto. Mi piaceva la mischia, la sfida di andare contro l'altro avversario. E' un match nel match che amo molto”.

Da Gossolengo è andato a Calvisano, dove ha vinto due titoli d'Eccellenza e ha rappresentato l'Italia a livello di Under 20 nel 2009. A 25 anni è passato alle Zebre, dove ha subito impressionato i tifosi allo Stadio Lanfranchi. In un anno è entrato nel gruppo azzurro per i Mondiali, e anche se non ha debuttato, quella esperienza gli ha dato molto in termini di crescita. “Da quando ho iniziato ho sempre lavorato per arrivare qui, è sempre stato ciò che sognavo accadesse, magari senza la certezza che succedesse per forza. Ma ho continuato a lavorare e quindi, quando sono stato convocato, ero felicissimo. Ho debuttato nell'RBS 6 Nazioni contro la Francia l'anno scorso, ma la prima convocazione è stata nel raduno azzurro per i Mondiali del 2015. Ho iniziato la preparazione con il gruppo e poi sono stato chiamato per l'ultima partita con la Romania, anche se non ho giocato ed ero in tribuna. Ma ho avuto comunque l'occasione di allenarmi con loro ed è stata una grande esperienza”.

Il debutto è arrivato un anno fa a Parigi e Lovotti ammette che abituarsi a un'occasione del genere è stata dura, ma ha reagito bene con l'Italia che ha fatto soffrire la Francia fino alla fine cedendo 23-21. “Ci ho messo un po' a capire cosa significasse essere in campo per la prima volta contro la Francia. Sono arrivato ed ero calmo, ma il giorno prima della partita ho iniziato a sentire la pressione addosso. Giocare il tuo primo match allo Stade de France davanti a così tanti tifosi e in uno dei posti più belli al mondo dove giocare è incredibile”.

Da quel momento le vittorie hanno faticato ad arrivare e Lovotti ammette che è stato un pomeriggio difficile anche quello appena passato contro la Francia. Ma a 27 anni e con tanto potenziale, punta a essere uno dei pilastri su cui O'Shea costruirà la sua squadra. “Abbiamo provato molte opzioni per migliorare e come squadra vogliamo diventare la più forte squadra azzurra di sempre” conclude Andrea.

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