Affari italiani: rugby juniores, retromarcia Gavazzi

Dall'Under 20 ai Centri di Formazione Under 16, tra fallimento economico e sportivo la Fir fa marcia indietro.

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Una retromarcia che sa di ammissione di fallimento. La politica federale per quel che riguarda il rugby juniores ha i conti in rosso e oggi Alfredo Gavazzi nel Consiglio Federale dovrebbe (secondo i rumors) ridimensionare una delle creature per le quali più si è speso (e ha speso) in questi cinque anni di presidenza. Insomma, che sia per motivi economici o sotto la spinta di Stephan Aboud, il progetto Accademie e Centri di formazione subisce un brusco stop.

Come avevamo già anticipato nei giorni scorsi, infatti, le Accademie Under 18 passeranno dalle attuali 9 a sole 4, posizionate a Milano, Roma, Prato e Treviso/Mogliano, con quest'ultima legata direttamente alla Benetton. Una riduzione motivata da questioni economiche e che, nel caso di Treviso, è il primo passo verso quel legame tra Accademie e franchigie celtiche che funziona ovunque nel mondo, ma che in Italia è stato sempre osteggiato dalla Fir.

Tagli, decisi, anche per quel che riguarda i tanto discussi, e discutibili, Centri di formazione Under 16. In Italia oggi questi centri sono ben 32, con un costo enorme per la Federazione e con ragazzi adolescenti che vengono tolti dalla propria realtà per tentare una strada rugbistica piena di insidie. Ora, invece, dovrebbe passare quel progetto che in questi anni era sempre stato portato avanti dall'opposizione ad Alfredo Gavazzi e che fino a oggi in Fir era rimasto lettera morta.

Spostare i tecnici, non i ragazzi era, infatti, lo slogan della cordata legata a Marzio Innocenti e ora, secondo quanto scrive stamani il Mattino di Padova, sarà proprio questa la strada scelta. I tecnici federali, infatti, faranno la formazione non nei Centri, ma nei club sul territorio, senza strappare i ragazzi al loro ambiente e con costi di gestione decisamente ridotti. Si parla di passare dagli attuali 5 milioni di costi di formazione a 1,3 l'anno a partire dal 2018.

Insomma, uno dei punti cardine del progetto di Alfredo Gavazzi come presidente Fir va in soffitta, bocciato dai risultati sportivi e da quelli economici, con la gestione di tutti questi centri giovanili che non è sostenibile dal rugby italiano. Ma, intanto, per anni si sono buttati via tempo e soldi.

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