ASR Milano, quando lo sport fa rima con educazione e buonsenso

Rugby 1823 ha fatto una chiacchierata con Paolo Bellati, ex capitano e tesoriere del club meneghino.

Asr Milano - Marco Turchetto/RugbytoItaly

Sono in piena corsa per la salvezza in Serie A, ma nella nuova sede dell'Idroscalo l'ambiente è sereno e i pensieri sono rivolti ad altro. Ai tanti bambini che sono sul campo in sintetico ad allenarsi, con i genitori a bordo campo a guardare. Ai progetti che vanno oltre il lato sportivo, portati avanti in un contesto – quello italiano – dove il rugby fatica a far quadrare i conti. Proprio per questo abbiamo chiacchierato con Paolo Bellati, ex capitano biancorosso e tesoriere del club.

“Sì, la salvezza è importante, ma per l'Asr arriva prima il progetto educativo, quello etico e sociale, di cui il progetto sportivo è solo la conseguenza – racconta Bellati, fiero del polo rugbistico creato vicino all'Idroscalo -. Qui abbiamo un campo in sintetico, altri due campetti, una palestra dove si può giocare a basket o pallavolo, una palestra con i pesi e d'estate una piscina. Questo non vuol essere solo un centro sportivo, un luogo dove si viene ad allenarsi e giocare, ma è una famiglia, i ragazzi e le famiglie devono sentirsi a casa”.

Una struttura moderna e costosa. “Sì, l'investimento è stato di oltre 1 milione, con il 40% che arriva da donazioni, un 10% dalla Fir e la restante quota è stata garantita dai soci. Abbiamo vinto l'appalto pubblico nel 2014 ed è quindicennale, ma noi vogliamo già guardare oltre. Ma, come detto, l'importante non è tanto l'apparenza, la sede, quando l'ambiente” continua Bellati, che poi mette giù le cifre.

“Oggi abbiamo 600 tesserati, 70 tecnici, circa altrettanti dirigenti. La cosa che più mi dà piacere è vedere 80 bambini dell'Under 6 allenarsi, in questi anni soprattutto il numero dei più piccoli è cresciuto molto e oggi non vengono solo i figli di ex rugbisti ed ex Asr – continua l'ex capitano biancorosso, che così sottolinea l'importanza anche di spiegare la filosofia Asr ai bimbi, ma anche ai genitori -. Chi viene qui deve accettare le regole. Con queste intendo che qui non è un porto dove depositi il figlio, lo vieni a riprendere e addio. Questa è una famiglia e tutti ne facciamo parte. Noi a inizio stagione organizziamo dei team building con i genitori, proprio per far capire loro cosa significa essere Asr. E, come ti ho già detto, la parte agonistica è importante, ma è l'ultima che conta”.

Questo concetto vale per i più piccoli “per i quali bisogna incanalare la loro naturale e giusta competitività in una struttura che sia etica e sociale”, ma anche per i più grandi. “Da noi anche i ragazzi della prima squadra pagano la quota associativa. Non abbiamo giocatori che vengono pagati, perché secondo noi in questo contesto rugbistico è inconcepibile. E' ovvio che da un punto di vista sportivo, di risultati, questo significhi lottare con più difficoltà rispetto a chi può – e vuole – pagare i giocatori, ma per ora la nostra filosofia è questa e in questo contesto non la vogliamo cambiare”. E i giocatori seniores vengono inseriti – e lo fanno volentieri – anche nei progetti sociali, andando spesso ad allenarsi e giocare con i ragazzi dei due carceri con cui l'Asr da anni collabora.

A prima vista una concezione poco ambiziosa, ma Paolo Bellati mi smentisce subito. “No, è ovvio che un club dev'essere ambizioso, deve puntare a vincere, se no non fai sport. Comunque la nostra Under 18 sta dominando il campionato elite e l'Under 16 è prima in classifica, ma la nostra ambizione è di crescere senza voli pindarici, senza fare il passo più lungo delle gambe e muoverci coerentemente con il contesto in cui giochiamo. La Serie A non attira pubblico e sponsor tali da giustificare il professionismo, ma in futuro vedremo che succede”.

Il budget dell'Asr non è certo ricco, anche se Bellati non si piange addosso. Il 40% deriva dalle quote dei tesseramenti, una parte simile arriva dagli sponsor – che però si avvicinano per quel che riguarda la parte etica e sociale più che quella sportiva – e che in casa Asr amano chiamare “sponsor di filosofia”, mentre il restante budget viene messo dai soci. E qui arriva un altro punto interessante del progetto Asr, quello dei ruoli all'interno della società.

“Qui tutto è basato sul volontariato, nessuno – neanche i tecnici – vengono pagati. Ma il nostro ex presidente Stefano Baia Curioni (attuale consigliere federale, ndr.) ha scelto le persone giuste nei posti giusti. Non ha chiesto solo 'chi vuole fare cosa', ma ha chiesto 'chi sa fare cosa'. La fortuna di essere a Milano è che noi ex abbiamo tutti delle storie universitarie e professionali importanti, così si sono trovate facilmente persone valide e adatte a ricoprire ruoli volontari con la professionalità uguale a quei club che possono permettersi professionisti pagati” dice Bellati, citando oltre a se stesso, anche Manuel Spengaro che si occupa della gestione degli sponsor, o Giorgio Terruzzi, autore e giornalista professsionista, responsabile della comunicazione.

Insomma, senza tradire la propria filosofia, unendo l'esperienza e la passione degli ex giocatori alla passione di quei genitori che si avvicinano all'Asr grazie ai figli, si è creata una struttura solida, che cresce senza correre troppo. Che sa ottimizzare ciò che ha (“Anche il bar, adesso, è a pieno regime ed è sia un punto di aggregazione sia un potenziale sostegno economico”) e che per il futuro punta “a rafforzare il legame con le realtà imprenditoriali milanesi”, a continuare a collaborare con altre realtà giovanili, come il Rugby Parco Sempione e la neonata società legata al Leone XIII, ad ascoltare ogni progetto per far crescere il rugby a Milano. Sempre, però, con i piedi per terra.

Foto - Marco Turchetto/RugbytoItaly

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