Affari italiani: Zebre, sabato il giorno della verità

Sabato si riunirà l'Assemblea dei soci della società bianconera. Si parlerà di sponsor e di futuro.

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Le Zebre non parlano più dallo scorso 11 gennaio, quando il presidente Pagliarini lanciò l'appello agli imprenditori di Parma per mettere mano al portafogli e salvare le Zebre dal baratro. "Crediamo che entro il 15 di febbraio avremo tutte le idee chiare sulle situazioni in evoluzione. Dopodiché, faremo un ulteriore incontro non con le istituzioni, ma con il CdA e i soci per fare le nostre valutazioni" disse Pagliarini.

Da quel momento il silenzio. E i giorni sono passati ed è passato anche il 15 febbraio. Come abbiamo già scritto, le voci che arrivano da Parma dicono che l'appello è caduto nel vuoto e gli imprenditori locali non hanno creduto al progetto (?) sportivo ed economico presentato, dove si azzardava pure la volontà di lottare per il titolo della Guinness Pro 12 in pochi anni.

Insomma, i soldi non sono arrivati e le Zebre sono spalle al muro. Per arrivare a fine stagione, infatti, si deve nuovamente attingere ai soldi extra della Fir, che già da un paio di mesi starebbe pagando gli stipendi ai giocatori. Soldi extra ai 4 milioni annui, soldi extra ai 5 milioni già arrivati la scorsa stagione (4 dovuti + 1 d'anticipo per coprire i buchi) e che erano serviti a nascondere sotto il tappeto la polvere. Sì, perché ribadiamo un concetto: le Zebre hanno chiuso il bilancio in rosso di 'soli' 100mila euro, ma tutti dimenticano che in quel bilancio è entrato anche il milione extra ricevuto e, dunque, senza l'aiutino federale il bilancio sarebbe stato drammatico.

E ora? Difficile che si possa andare avanti così. Anzi, lo scandalo è che si sia arrivati qui. Adesso la palla passa nuovamente alla Fir, che deve decidere come arrivare alla fine del contratto con il Pro 12, cioè cosa fare i prossimi due anni. La prima opzione è, ovviamente, quella di tornare indietro di due anni e di riprendere le Zebre in casa, rendendole federali al 100%. Ancora a Parma? Probabile. A Roma? Difficile. A Calvisano? Dubitiamo.

La seconda opzione è di capire nei prossimi mesi, ma il tempo non è tanto, se vi sono soggetti privati a intervenire per acquisire i diritti sportivi delle Zebre e investire nel rugby celtico. Difficile, visto lo scarso appeal che oggi ha il rugby italiano e in particolare quello celtico, ma non impossibile. Già in questi due anni avevamo scritto di gruppi interessati alla Guinness Pro 12, ma poi per il disinteresse federale non se ne era fatto nulla. Oggi, però, la situazione può cambiare e si possono trovare investitori pronti con un progetto fattibile, credibile e che guardi più in là di arrivare a fine mese.

Quello che conta, però, è che ci si muova in una direzione ben chiara e che non è quella con cui si sono mosse le Zebre sino a ora. Cioè limitando al massimo l'utilizzo di giocatori stranieri - soprattutto se di qualità non eccelsa -, puntare sui giovani italiani cui affiancare esperti talenti, avere una gestione oculata e trasparente delle risorse, puntare a piazze dove vi sia un appeal importante anche per i potenziali sponsor. Cioè puntare su professionalità serie, credibili, che permettano a chi si allena e scende in campo di crescere e di dare il massimo. Non è impossibile, basta volerlo e saperlo fare.

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