Curiosità ovali: Keith Kent, un giardiniere nel tempio

Keith Kent è il capogiardiniere a Twickenham e qui racconta cosa vuol dire curare un prato che è leggenda.

during the Old Mutual Wealth Series match between England and Australia at Twickenham Stadium on December 3, 2016 in London, England.

Un prato perfetto, all'inglese. Non si può definire altrimenti il manto erboso di Twickenham, che ha un sapore leggendario come quello di Wimbledon, quello di Wembley. Palcoscenico calcato dai più forti rugbisti al mondo, il terreno di gioco di Londra è quasi sacro e va curato nei minimi dettagli. A occuparsene, dal 2002, è Keith Kent, capogiardiniere. Che sulle pagine ufficiali dell'RBS 6 Nazioni ha raccontato la sua storia.

"Sono sempre più stato un uomo di calcio prima di venire a Twickenham, avendo lavorato come capo giardiniere per il Manchester United. Ma ora che ho conosciuto i tifosi di rugby devo dire che lo amo. Sono stato contattato dall'RFU per un colloquio quando lavoravo all'Old Trafford con l'idea di ricoprire lo stesso ruolo a Twickenham.

Sono rimasto così impressionato dallo stadio di Twickenham, le persone che ci lavorano dentro e la visione che hanno di come deve funzionare il rugby. Ingenuamente pensavo si giocassero solo 10 partite l'anno qui e credo che questa sia la percezione che hanno molte persone in Inghilterra, dopo che l'RBS 6 Nazioni è finito, ma non è così. L'RBS 6 Nazioni viene giocato in due dei mesi peggiori dell'anno da un punto di visto del meteo, quindi durante il Torneo ho sempre un occhio al tempo. E' importante, quindi ci sediamo assieme e capiamo di cosa abbiamo bisogno di fare con il campo. Se ci saranno gelate, per esempio, mettiamo il riscaldamento sottoterra in stand by. Ho iniziato a lavorare qui nel settembre 2002 ed era strano, perché l'Inghilterra ha battuto Nuova Zelanda, Sud Africa e Australia in autunno e le persone erano veramente eccitate.

Non avevo nemmeno capito cosa avesse raggiunto l'Inghilterra vincendo il Grande Slam nel 2003. Sapevo che il Grande Slam era importante, ma quelle partite non riuscii a godermele perché ero troppo preso a capire come funzionava il mio nuovo terreno di gioco. Durante il Torneo, quando vedo le partite, io guardo il terrno di gioco e conto quante mischie vengono giocate. Se c'è una meta fantastica, ovviamente applaudo, ma più che altro io guardo l'erba. Il nostro terreno è artificiale solo al 3% e, quindi, abbiamo una base fantastica che le mischie non intaccano. Sollevano un po' d'erba, magari arano un po', ma non viene mai divelta realmente.

Il primo lavoro nell'intervallo è di arrivare dove ci sono state le mischie e rimettere a posto il terreno di gioco, togliendo i detriti rimasti, ma anche fare mente locale per capire dove andrà riseminato a fine partita. Quando sono al lavoro sono al lavoro ed è una grande responsabilità con 82mila persone che fanno affidamento su di te dal sabato mattina e devo garantire che il campo sia al meglio per giocare. Ogni giardiniere vuole il campo perfetto, io incluso".

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