6 Nazioni 2017: coro azzurro "Il problema è il Pro 12"

Da Conor O'Shea a Sergio Parisse, passando per Biagi, Favaro e Ghiraldini, l'opinione è una: va cambiato il movimento.

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Due sconfitte pesanti, due ko che fanno male. Una prestazione decisamente negativa sabato con l'Irlanda, con l'Italia dominata per 80 minuti dalla furia verde. I fischi dell'Olimpico che non si riempe più. Tanti i motivi, tanti i mea culpa e le cose da cambiare in queste due settimane da parte del ct irlandese e della squadra. Ma anche qualcosa da cambiare e su cui chi scende in campo non ha voce. Il movimento azzurro d'alto livello.

Lo aveva detto O'Shea già prima della partita, lo ha ribadito Parisse in conferenza stampa e in mixed zone lo hanno detto George Biagi, Leonardo Ghiraldini e Simone Favaro. Finché non funziona il sistema celtico non si può sperare in miracoli. Finché le Zebre e Treviso vincono tre partite su 25 in Pro 12 (e una di queste è il derby, ndr.) non si va da nessuna parte. "Se un mese fa avessimo battuto Leinster o Munster, allora forse saremmo arrivati qui con più certezze... ma non è così" dice Biagi, mentre Ghiraldini ricorda cosa successe quattro anni fa.

"Nel 2013 il Benetton vinse il 90% delle partite in casa in Pro 12 e fece la sua figura anche in Champions. C'erano 15 uomini da Treviso in Nazionale e facemmo il miglior Sei Nazioni di sempre, con una sola partita sbagliata e due vittorie. Una con l'Irlanda... Inutile girarci intorno. Ci vuole tempo, anni, ma questo progetto ora non può aiutare nell'immediato la Nazionale se non con due franchigie che lavorano per migliorarsi" ha detto il tallonatore alla Gazzetta dello Sport.

Ora è già iniziato l'impallinamento del coach (sport per il quale siamo decisamente portati in Italia, soprattutto se facciamo i giornalisti), si attaccano i giocatori (non abbiamo perso schierando McCaw, Farrell o Halfpenny, ricordiamolo) e sicuramente sia O'Shea (sicuro di tutte le scelte fatte come giocatori schierati?) sia la squadra hanno le loro - molte - colpe per la disfatta di sabato. Ma è inutile sparare a zero a coach e giocatori se alle loro spalle c'è il vuoto.

Treviso fatica a ricostruire una squadra competitiva dopo i fatti ben noti del 2014, le Zebre sono - come dirigenza - un'armata brancaleone, l'Eccellenza è ormai da anni lasciata a se stessa e a cascata l'intero movimento è in sofferenza. Così non si può certo sperare che l'azzurro sia una maglia magica che trasforma giocatori figli di questa mediocrità in fenomeni alla pari delle più forti nazionali al mondo. Certo, qualcosa in più di quello che si è visto sabato all'Olimpico è lecito pretenderlo, perché la prestazione è stata proprio negativa, ma non ci si nasconda dietro alle foglie di fico. Se l'Italia soffre i motivi sono chiari e sono fuori dal campo.

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