Joost van der Westhuizen e la "maledizione" del Sud Africa mondiale

Il mediano di mischia deceduto ieri è il secondo Springboks del '95 morto per una grave malattia. E poi ci sono Linee e Venter.

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Joost van der Westhuizen ha perso la sua battaglia contro "l'assassino silenzioso", la Sla. Se ne è andato ieri il campione del mondo del Sud Africa nel 1995. E si torna a parlare della "maledizione" degli Springboks, perché van der Westhuizen non è il primo rugbista di quella generazione morto per una grave malattia.

Ruben Jacobus Kruger, classe '70, se ne è andato nel 2010, portato via da un tumore al cervello. C'era anche lui nel Sud Africa campione del mondo a Johannesburg. Nel novembre del 2014, invece, la Sla si era presa Tinus Linee, centro classe '69, che aveva vestito la maglia degli Springboks nel 1993 e 1994, ma non venne convocato per i Mondiali l'anno dopo.

A lottare ancora, invece, è rimasto André Gerhardus Venter, classe '70, colpito da mielite trasversa, malattia degenerativa del sistema nervoso centrale simile alla Sla. Per lui 66 caps con gli Springboks tra il 1996 e il 2001. Quattro giocatori che hanno vissuto il rugby sudafricano nello stesso periodo, quattro giocatori colpiti da gravi malattie, per tre dei quali si tratta di malattie degenerative.

Cifre che fanno parlare di "maledizione", ma che pongono molti quesiti. Perché la Sla, per esempio, colpisce 4/8 persone ogni 100.000 e qui abbiamo già due casi in un gruppo ben più limitato, come sono i giocatori del Sud Africa negli anni '90. La malattia di Venter, invece, colpisce 1 persona su un milione. "Maledizione? No, per me c'entra il rugby" disse la vedova di Tinus Linee dopo la morte del marito. Le botte in testa, come sostiene qualcuno, possono essere la causa? I pesticidi, come alcuni sostengono parlando dei casi di Sla che qui in Italia hanno colpito alcuni calciatori? O il doping, come pensano e sostengono in molti?

In passato l'ex capitano di quel Sud Africa, François Pienaar, parlò di pastiglie che venivano date agli Springboks durante gli allenamenti e prima delle partite, non nascondendo l'idea che potesse trattarsi di sostanze proibite. Altri giocatori hanno negato, confermando le pastiglie, ma dicendo che erano solo vitamine e che nessuno di loro era mai stato trovato positivo ai controlli antidoping. Vero, ma non dimentichiamoci che parliamo della metà degli anni '90, quelli che - ahimè - furono gli anni d'oro del doping, basti pensare al ciclismo. E ora le vittime nel rugby sudafricano stanno diventando troppe. E non ci si può nascondere dietro alla "maledizione".

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