Grandi campioni: addio Joost, placcato dall'avversario più forte

Joost van der Westhuizen, ex mediano di mischia del Sud Africa, è morto dopo le complicazioni legate alla SLA.

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Una data, il 24 giugno 1995. Un luogo, l'Ellis Park di Johannesburg, in Sud Africa. Due squadre, gli All Blacks dell'incredibile Jonah Lomu e il Sud Africa appena riammesso nel gotha ovale dopo la fine dell'apartheid. E' la finale che tutti aspettavano, la finale della Rugby World Cup 1995, la prima che vede al via gli Springboks, la prima dove veramente tutti i migliori ci sono.

In campo, per il Sud Africa, c'è anche lui: Joost van der Westhuizen, ruolo mediano di mischia. E in quella partita infinita, arrivata ai tempi supplementari e vinta, infine, dagli Springboks c'è un'immagine che resta indelebile nella memoria. La palla è in mano agli All Blacks, più o meno sulla metà campo. Graeme Bachop, numero 9 dei tuttineri, tira fuori l'ovale da una ruck. Passaggio a Frank Bunce, secondo centro. Bunce si muove in orizzontale, aspetta l'arrivo di un compagno.

Quel compagno non può che essere lui, Jonah Lomu, il più forte di tutti. Arriva già lanciato, il che per un'ala di 196 cm per 119 kg (dati Espn) significa che arriva come un treno in corsa. Arriva dal lato interno di Bunce, che gli lascia la palla a mezz'aria con un sottomano delicato. Il treno nero raccoglie e va. Si infila nel tunnel sudafricano come nulla fosse. Lascia almeno quattro Springboks sul posto a guardarlo sfilare via lanciato. Un break devastante e il terreno dell'Ellis Park che diventa una prateria da attraversare indisturbato.

Tra Jonah Lomu e la meta c'è solo un uomo. Non minuscolo, certo, ma che con i suoi 185 cm per 89 kg sparisce di fronte al colosso nero. E' Joost van der Westhuizen, ruolo mediano di mischia. L'istinto di sopravvivenza ti direbbe di scansarti, toglierti dalla linea retta che sta percorrendo quel treno lanciato di nome Lomu. L'istinto del rugby, invece, ti dice di restare lì, abbassare il baricentro, spostare la testa verso sinistra, la spalla destra in avanti e aspettare l'impatto. Anzi, anticiparlo.

Joost van der Westhuizen impatta contro Jonah Lomu all'altezza dei fianchi dell'All Blacks. Uno scontro durissimo, che lo Springbok sente tutto. Joost viene abbattuto da Jonah Lomu, come già successo a Mike Catt pochi giorni prima, come era successo e succederà a quasi tutti coloro che cercheranno di mettersi tra Jonah Lomu e la meta. Van der Westhuizen viene abbattuto, ma non si abbatte. Scivolando lungo i tronchi, pardon le gambe, di Jonah Lomu stringe le braccia in una presa vincente.

Il treno Lomu deraglia, bloccato da quelle tenaglie, e cade. Il colosso tuttonero finisce a terra, bloccato dal piccolo mediano sudafricano. I compagni di Joost vengono a dargli manforte, ma ormai gli All Blacks sono stati fermati. E quello, per Joost van der Westhuizen, non sarà l'unico placcaggio ai danni di Jonah Lomu in quella partita.

Nato a Pretoria il 20 febbraio del 1971, 89 caps con gli Springboks, 38 mete segnate, 3 coppe del mondo disputate, campione del mondo nel 1995, oggi è Joost van der Westhuizen a essere stato placcato. Non da un avversario, ma da una malattia che non lascia scampo. La SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, che lo ha accompagnato ormai dal lontano 2008. Poco alla volta la malattia lo ha indebolito, lo ha bloccato e, ora, se l'è portato via.

A soli 46 anni. Ironia della sorte, poco più di un anno dopo che se ne è andato, a soli 40 anni, anche Jonah Lomu. Accomunati da un destino bastardo che è stato più forte di loro. E oggi resta solo quell'immagine. Jonah, il gigante, lanciato a tutta velocità e Joost, il piccolo, che non si scansa e lo ferma.

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