Affari italiani: Biagi "Zebre nel caos"

Il capitano dei bianconeri toglie la foglia di fico dai problemi che da mesi attanagliano il club di Parma.

<> at Kingsholm Stadium on November 14, 2015 in Gloucester, England.

Una società inesistente, i soldi finiti, la Federazione che deve farsi carico degli stipendi dei giocatori e dello staff da qui a fine anno per non dover chiudere la baracca. Un "vivere alla giornata" che non dev'essere un alibi, ma che spiega perché in casa Zebre è impossibile dare il massimo in campo e non certo per colpa dei giocatori. A dirlo, senza giri di parole, è George Biagi sulle pagine del Corriere dello Sport.

"Quando le Zebre erano una franchigia federale le cose funzionavano. Si poteva far meglio, ma andavamo avanti senza preoccupazioni. Hanno fatto di tutto per privatizzarle e creato solo confusione. Con Bernabò presidente avevamo punti di riferimento e serietà nella conduzione. Oggi non si capisce chi controlla, chi decide. Nessuna società di Pro12 vive una realtà simile. E i risultati si vedono. Quando le cose vanno male è facile trovare alibi, ma questa squadra vale di più" attacca la seconda linea azzurra.

Già, perché se il bilancio è stato approvato in extremis il 27 dicembre i problemi sono tutt'altro che risolti. Come ricorda il Corriere dello Sport, ma qui lo diciamo da mesi, gli stipendi vengono pagati in ritardo, la rottura tra la Fir e la società - che batte cassa da mesi, ma senza un piano industriale alle spalle -, l'assenza di sponsor che portino soldi importanti, e una dirigenza a dir poco incompetente ha portato al disastro dopo pochi mesi dall'insediamento. E Biagi va giù duro.

"Senza certezze immediate, sarà difficile trattenere i giocatori.Se vogliono portare la squadra altrove, devono sbrigarsi e trovare persone competenti, che sappiano gestire lo sport di alto livello. Se dopo quattro anni si riparla di trasferimento, vuole dire che qui non si è seminato nulla e si continua a vivere alla giornata" chiude Biagi. Si parla di Calvisano, si parla di Roma. Ma, soprattutto, sarebbe il momento di parlare di programmazione e di dirigenti professionali e seri.

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