Pro 12: a Milano tante parole, ma si evita di parlare di problemi

Presentato il derby di venerdì prossimo a Treviso, ma al di là del campo i guai sono fuori.

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Il primo derby su Eurosport, che ha ospitato l'evento, il primo derby di Conor O'Shea sulla panchina dell'Italia, ma anche l'ennesimo derby tra due squadre che stanno giocandosi solo l'ultimo posto in classifica. Ma i problemi di Treviso e, soprattutto, Zebre non sono in campo, ma soprattutto fuori. E se per la Benetton il guaio maggiore si chiama infortuni, per i bianconeri è l'assenza societaria e un bilancio non ancora approvato (nonostante le notizie fuorvianti sulla stampa locale, ndr.) a rendere il futuro sempre incerto.

E così è difficile pretendere molto di più dai ragazzi che scenderanno in campo venerdì sera, ore 19.45 con diretta Eurosport 2, che comunque onoreranno l'impegno cercando di confermare le parole del ct azzurro "c'è tanto potenziale nel rugby italiano in Celtic League". Ecco, comunque, le parole dei protagonisti oggi a Milano.

Il primo a parlare, dopo i saluti del padrone di casa Eurosport, è David Jordan, CEO del Pro 12.
Siamo veramente felici che il Pro 12 sia entrato su Eurosport e siamo coscienti che il rugby sta diventando strategico per Discovery. Il rugby celtico ha un 60-70 per cento di vittorie contro i club francesi e inglesi e mi complimento con la Benetton per le due vittorie con Bayonne e, come ex amministratore di Glasgow, sono felice per la vittoria delle Zebre a Edimburgo.

Poi è la volta del ct azzurro Conor O'Shea, che alterna ottimismo alla consapevolezza che il rugby italiano è ancora nella palude.
Questo è il mio primo derby in Italia, in Italia abbiamo molto potenziale e questa partita è molto importante. Dobbiamo diventare più competitivi ogni settimana, crescere sempre di più.

Poi tocca al presidente Fir Alfredo Gavazzi, che ancora una volta mostra ottimismo per l'avventura celtica italiana.
Penso che quando nel 2009 la Fir ha fatto la scelta di entrare in Celtic League ha fatto una scelta in prospettiva e oggi circa il 90 per cento degli azzurri gioca a Treviso o Parma. E' vero che noi siamo cresciuti, ma anche gli altri sono cresciuti anche di più e spero che in futuro il lavoro delle due franchigie ci potrà dare soddisfazioni.

La palla, poi, passa ai capitani e George Biagi nasconde le sue Zebre, sottolineando invece i buoni risultati della Benetton in Europa.
Arriviamo a questo derby dopo aver affrontato Tolosa in coppa, due sconfitte nette, ma l'Europa ci insegna molto. Sappiamo che se giochiamo al meglio possiamo competere con tutti, ma sappiamo che Treviso arriva al derby con le due vittorie con Bayonne e sono quindi i favoriti.

Risponde a tono Alberto Sgarbi, che non vuole vedersi come favorito, ma si aspetta un match equilibrato.
Due vittorie sono importanti per qualsiasi squadra, però penso che dobbiamo quasi dimenticarle e preparare questa partita che sarà difficile, perchè la qualità delle Zebre e dei giocatori è alta e, quindi, sarà una partita alla pari dove ci sarà da combattere.

Dopo il primo giro di dichiarazioni è la volta delle domande della stampa e Alfredo Gavazzi risponde a Rugby 1823 sui dubbi e i problemi extrasportivi di Treviso e, soprattutto, Zebre.
C'è un accordo con il Pro 12 fino al 2020 e non possiamo non onorare questi accordi visto dove è arrivata l'Italia e, quindi, dovremo fare di tutto per poterlo fare.

Parole che non rispondono, che non entrano nello specifico del problema, ma che vengono stimolate da quelle di Conor O'Shea, che ribadisce uno dei suoi mantra, cioè che è il movimento italiano che deve cambiare.
Ripeto, c'è tanto potenziale, ma dobbiamo lavorare ogni giorno per crescere e sappiamo che ci sono tanti cambiamenti da fare. L'esempio da seguire è il Connacht, o il Glasgow, che fino a pochi anni fa erano in fondo alla classifica del Pro 12.

Poi è il momento delle chiacchiere informali, delle parole a microfoni spenti, quelle che fanno da contraltare all'ottimismo e all'entusiasmo di facciata, dove si guarda più alla realtà. Quella di un derby triste e non certo per colpa di chi scenderà in campo.

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