Affari italiani: opposizione all'attacco "Nomine provocatorie e ridicole"

L'esclusione da ruoli di peso dei due consiglieri d'opposizione, cui sono stati preferiti candidati trombati alle elezioni, ha scatenato la reazione di Pronti al cambiamento.

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Lo scorso 3 dicembre si è riunito a Bologna, presieduto dal presidente Alfredo Gavazzi, il terzo Consiglio Federale del nuovo quadriennio olimpico. In questa occasione il Consiglio ha provveduto alle deleghe per le rappresentanze italiane negli organismi internazionali e per le cariche interne alla FIR. Nomine che hanno visto - di fatto - esclusi i due consiglieri d'opposizione, cui sono andati due ruoli marginali. Ecco la reazione di Pronti al cambiamento.

All'ordine del giorno della seduta vi erano, tra gli altri punti, l'assegnazione delle deleghe ai Consiglieri e la nomina delle rappresentanze italiane negli organismi internazionali cui aderisce la FIR: in entrambi gli ambiti vi era stata nei giorni precedenti una specifica richiesta di riconoscere la rappresentatività del 45% del movimento - espressa dai due Consiglieri di Pronti al Cambiamento - tramite l'assegnazione di una vice-presidenza e/o di un ruolo di rappresentanza esterno della FIR.

Tale richiesta è stata nei fatti totalmente disattesa, contraddicendo i propositi di agire in quanto "Presidente di tutto il movimento" pubblicamente proclamati da Alfredo Gavazzi immediatamente dopo l'esito del voto in sede di Assemblea elettiva.

La decisione ufficialmente esplicitata durante il Consiglio di non ritenere né Roberto Zanovello, né Erika Morri, eletti in quota Pronti al Cambiamento, meritevoli di considerazione rispetto a quanto avanzato, per quanto nelle possibilità regolamentari attribuite al Presidente e al Consiglio testimonia l'assenza di quel senso di opportunità e di valutazione unitaria sulla gestione della FIR che dovrebbero viceversa essere prerogativa inderogabile dell'organo di governance federale, in primis con riferimento al suo Presidente.

Gli incarichi attribuiti a Zanovello (supporto al Presidente nei rapporti con il CUSI) e alla Morri (supporto al Consigliere Beraldin per il rugby femminile) sono da ritenersi provocatori nella logica generale ma ancor più nel metodo con cui sono stati proposti (ampiamente dopo, cioè, aver deciso e approvato le deleghe attribuite agli altri otto consiglieri), e non possono che produrre una contestazione ferma e decisa per il rispetto dovuto a quella larghissima parte dell'elettorato che entrambi hanno l'onore e l'orgoglio di rappresentare.

Per contro, le nomine ad personam per incarichi di assoluta rilevanza in ambito di Rugby Europe quali quelli assegnati a Roberto Facchini e Susanna Vecchi inducono ad una seria riflessione sulla trasparenza dei meccanismi di attribuzione e di valutazione del merito adottati, dato che in entrambi i casi si tratta di candidati NON eletti, quindi evidentemente ritenuti non sufficientemente rappresentativi da parte del movimento nazionale.

In ragione di quanto esposto, Pronti al Cambiamento intende farsi portatore di una forte istanza di sostegno alla presenza ed al lavoro dei propri Consiglieri democraticamente eletti in Consiglio Federale, chiedendo allo stesso Consiglio di rivedere la decisione di escludere la rappresentanza di una parte così consistente del movimento rugbystico italiano della governance della Federazione.

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