Italrugby: anche gli O'Shea possono sbagliare

Tra i tanti perché di una sconfitta che pesa come quella contro Tonga vanno sottolineati due errori del ct azzurro.

<> at Stadio Olimpico on November 12, 2016 in Rome, Italy.

L'Italia è in costruzione e dalle sconfitte si impara. Lo ha detto Conor O'Shea in conferenza stampa e sicuramente il ko contro Tonga servirà agli azzurri a fare tesoro degli errori commessi, dell'atteggiamento non ideale e a migliorare in futuro. Ma sicuramente servirà anche al ct azzurro a capire di più la squadra, ad avere un maggior polso del materiale umano che ha a disposizione e, dopo sabato, ce lo ha reso più umano. Sì, perché abbiamo scoperto che anche O'Shea può sbagliare.

Lo ha detto in conferenza stampa, la decisione di andare continuamente in touche nel primo tempo invece che cercare i pali era sua. E in tribuna stampa (che era sotto la postazione dello staff azzurro) si sentiva distintamente il ct azzurro chiedere di andare in rimessa laterale. Col senno di poi - che è sempre più facile, ma le analisi ahimè si fanno dopo, non prima - è evidente che è stata una scelta sbagliata. Ma doveva esserlo anche col senno di prima, perché l'Italia fatica storicamente a marcare mete, perché soprattutto il terzo calcio era piazzabilissimo, perché ora abbiamo un calciatore (Canna) affidabile e perché la regola è chiara: quando puoi portare a casa punti, portali. Lo fanno gli All Blacks, non possiamo fare troppo gli schizzinosi noi.

Ma quello che fin dai primi minuti del match era apparso chiaro - e ci aveva fatto storcere il naso - era che il piano di gioco scelto dall'Italia non si sarebbe discostato da quelli visti con All Blacks e Sud Africa. La conferma di quasi tutta la squadra di Firenze - con Bronzini titolare, McLean a fare da seconda apertura e quattro calciatori in campo - doveva farcelo immaginare. Ma le Tonga non sono né gli All Blacks né il Sud Africa. Il ping pong tattico che si è sviluppato a Padova non solo non è stato spettacolare - ma conta vincere, no? -, ma anche poco produttivo per gli azzurri, con Bronzini, Canna e McLean incapaci di fare la differenza al piede. Usare costantemente il piede, al di là della contingenza tattica del momento, ha portato gli azzurri a dover difendere molto più di quello che la qualità degli avversari doveva fare.

Non solo, perché lasciare gestire possesso e territorio ai tongani li ha esclusi dal rischio di cadere nel loro gioco sporco, ha evitato loro di farsi trovare indisciplinati - cosa che storicamente sono - e, infatti, ha fatto sì che l'Italia abbia commesso più falli di Tonga. Un errore tattico nato nella preparazione al match contro i pacifici. Una lezione che, come scrivevamo ieri, farà bene a tutti. Anche a O'Shea. Che sicuramente ha portato un nuovo sistema all'Italia, con una preparazione più dettagliata dei match. Ma che, questa volta, si è fidato troppo di un game plan che aveva funzionato sette giorni prima. Ma le Tonga non sono il Sud Africa. Forse dare spazio a giocatori più improntati a un gioco offensivo (in mediana e in mezzo al campo) avrebbe messo più dubbi nelle teste dei tongani. Ma, ci direte, col senno di poi...

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