Sud Africa: Rand, quote nere, esodi e Super Rugby. La crisi secondo Stransky

Il campionissimo sudafricano fa il punto dopo il ko con gli azzurri e punta il dito contro la Federazione.

ROME, ITALY - NOVEMBER 19: Adriaan Strauss of South Africa, the Springbok captain, shows his dejection during the international match between Italy v South Africa at Stadio Olimpico on November 19, 2016 in Rome, Italy.  (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Una Federazione che amministra il rugby in maniera “amatoriale”, un Super Rugby non più sostenibile, e giocatori che scappano a causa del valore del rand. Cui aggiungere la questione politica delle quote nere. Secondo Joel Stransky, campione del mondo nel 1995, sono questi i problemi che assillano il Sud Africa.

“Nei nostri peggiori incubi, mai avremmo immaginato di essere messi così male – dice Stransky, che poi parlando della Federazione dice che è – un'amministrazione amatoriale. Devono togliersi i paraocchi. Molti danno tutte le colpe alle quote nere e al rand che fa scappare i migliori all'estero, ma i problemi sono anche altri”.

Quali? “Io credo che possiamo chiudere la stalla prima che tutti gli animali siano scappati. Dobbiamo guardare seriamente alla nostra infrastruttura. Dobbiamo capire che non possiamo competere con sei squadre nel Super Rugby. La quota migliore credo sia quattro. E ai giocatori all'estero dire 'vi pagheremo di più, tornate a casa” dice Stransky.

Per Stranky le franchigie da cancellare sono i Cheetahs e i Southern King, con i soldi risparmiati per le due franchigie da mettere negli stipendi dei campioni, in modo da contrastare il valore del rand (1 euro vale ben 15 rand, ndr) e tenere i giocatori più forti in Patria. Riformando, però, l'intera Federazione e la politica che la guida. Per non scendere ancora di più.

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