Italrugby: il GPS e quei dati che mostrano la strada da seguire

Nonostante la netta sconfitta il match con gli All Blacks ha mostrato come il nuovo corso abbia già cambiato molto in campo per gli azzurri.

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"Da statistiche e dati GPS abbiamo rilevato che la squadra ha giocato ad alto livello" ha detto Ciccio De Carli pochi giorni fa dopo la sfida contro gli All Blacks. Una dichiarazione che - a chi guarda solo al risultato, senza andare più a fondo - ha fatto sorridere, ha sollevato critiche e ironie sui social. Perché è più facile valutare un 68-10 per quello che appare, ma senza valutare l'avversario, le variabili e, soprattutto, senza avere a disposizioni dati certi per analizzare la partita.

Statistiche e dati GPS dice Ciccio De Carli. Ma di cosa sta parlando? Sta parlando di quei valori che vengono registrati durante le partite e che servono per valutare in maniera distaccata la prestazione in campo, quantomeno da un punto di vista dell'impegno, della resistenza e del fitness. Insomma, soprattutto parlando di resistenza e fitness parliamo di due talloni d'Achille storici di quest'Italia. Basti ricordare che proprio il fitness fu uno dei limiti di cui parlò Conor O'Shea nella prima conferenza stampa italiana.

Ebbene, i dati GPS sono riservati, ma Rugby 1823 può spiegare cosa significa aver "giocato ad alto livello", come dice De Carli. Per farlo facciamo un passo indietro. All'ultimo Sei Nazioni, infatti, l'Italia ha mediamente corso un terzo in meno dell'Inghilterra. Cioè ogni giocatore italiano ha corso 2 metri per ogni 3 metri corsi dagli inglesi. Un gap che si trasforma in prestazioni inferiori, che evidenzia un problema a reggere ottanta minuti e una predisposizione atletica di molto inferiore all'eccellenza europea. Ebbene, contro gli All Blacks gli azzurri hanno alzato notevolmente questa media, arrivando a toccare i livelli visti nell'Inghilterra che ha vinto il Grande Slam pochi mesi fa.

Questi dati sono figli proprio del nuovo corso voluto da Conor O'Shea, da una metodologia d'allenamento rivoluzionata rispetto al passato - sia da un punto di vista meramente atletico, cioè si pretende in allenamento di tenere ritmi di corsa altissimi - sia da un punto di vista tecnico/tattico, cioè si punta ad allenare molto i ragazzi senza il pallone in mano.

Ha detto Simone Favaro ai nostri microfoni nel dopo partita "mi giravo, guardavo i miei compagni e vedevo ragazzi che davano tutto". Ecco, per chi conosce Simone sa che queste parole sono importanti, perché il flanker azzurro è un ragazzo generosissimo, che dà sempre il 110% in campo, ma che - giustamente - pretende che lo stesso facciano i suoi compagni. E se reputa di dover sottolineare un simile atteggiamento alla fine del match con gli All Blacks, significa che fisicamente gli azzurri sabato scorso all'Olimpico c'erano. Una notizia importantissima per una squadra che, storicamente, ha sempre faticato a reggere il confronto per l'intero arco di una partita.

E, come già dicevamo, è difficile dare giudizi quando si affronta una squadra che nel 2016 ha - mediamente - dato oltre 40 punti a ogni avversario incontrato. Cioè ad Australia, Sud Africa, Argentina e Galles, tutte formazioni superiori oggi all'Italia. Bisogna, quindi, analizzare e giudicare il match al di là del risultato - sicuramente negativo - e i numeri oggettivi sono un'ottima cartina tornasole per farlo. E i numeri, come si vede, parlano di una squadra cambiata e in crescita.

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