Jonah Lomu: un anno fa l'addio, nel ricordo di Marco Pastonesi

Il 18 novembre 2015 se ne andava uno dei campionissimi del rugby mondiale. Da pochi giorni, in libreria, c'è "L’Uragano nero".

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Era il più veloce e il più potente di tutti, e così più veloce e più potente di tutti ha anticipato il 2016, anno orribile in cui molti personaggi famosi ci hanno abbandonato. Lui, invece, se ne è andato a metà novembre del 2015, poche settimane dopo il secondo Mondiale consecutivo vinto dai suoi All Blacks.

Jonah Lomu ha detto basta. Lo ha fatto a soli 40 anni, dopo una vita a battere record e a rivoluzionare il concetto stesso di rugby. E proprio da pochi giorni in libreria c'è "L'Uragano nero - Jonah Lomu, vita morte e mete di un All Black" di Marco Pastonesi, libro dedicato proprio a Jonah Lomu. Un vincente in campo, ma cui la vita ha giocato brutti scherzi. Non un gregario, cioè i personaggi più amati da Marco, che nel suo ultimo libro dedicato a Marco Pantani (altro sfortunato campionissimo) scrisse "nessun campione, nessun capitano, nessun vincitore né vincente né vittorioso è uno dei miei". Ma, forse, proprio il destino ha reso un campione come Lomu (ma anche come Pantani o Senna) un gregario della vita.

"Se ogni sport è una rappresentazione della guerra, il rugby è una guerra di conquista, il cui obiettivo è penetrare nel cuore della terra nemica. È anche un gioco dove l’imprevedibilità è congenita, anarchico come i rimbalzi del pallone. È uno sport animalesco ma soprattutto umano, perché il centro dell’azione è il pallone e non l’uomo. Per praticarlo ci vuole la forza del pugile e la maestria dell’orologiaio. Del rugby gli All Blacks incarnano lo spirito, la leggenda, la perfezione delle trame d’attacco. Tra loro un giorno spunta un ragazzone di origini tongane, un gigante che corre sfiorando l’erba come una gazzella. Si chiama Jonah Lomu, un «carro armato, ma veloce come una Ferrari»" si legge ne "L'Uragano nero".

Scrive Marco "Al mondo si rivela nella Coppa in Sudafrica nel 1995. In semifinale, contro l’Inghilterra. La casa madre contro gli dèi di Ovalia. L’attesa è spezzata da un fax spedito all’albergo dei neozelandesi: «Ricordatevi che il rugby è un gioco di squadra. Perciò, tutti e quattordici passate la palla a Jonah Lomu». Sembra uno scherzo, ma è una profezia. Lomu dominerà la sfida, seminando un senso d’impotenza nel campo avversario".

Ma, come dicevamo, il campione in campo scopre di essere gregario nella vita. Racconta ancora Marco Pastonesi "La sua apparizione però è come la scia di una cometa: il suo fisico portentoso sarà tradito da una sindrome nefrosica, che finirà per prendersi anche la sua vita. Lomu, cresciuto tra i delinquenti di Auckland, salvato dal rugby, resterà nella storia dello sport come Senna o Jim Thorpe, atleti maledetti. O come Coppi, di cui era l’antitesi. «Coppi era un cirro bianco nel cielo azzurro. Lomu un nembo scuro che annuncia l’uragano»".

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