Italia vs All Blacks -3: Azzurri, palla alta e pedalare

Le scelte di Conor O'Shea per la sfida di sabato contro la Nuova Zelanda raccontano di un match di grande sacrificio per gli azzurri.

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Cosa dobbiamo aspettarci sabato dall'Italrugby? Difficile ipotizzare - in tutta sincerità - un exploit come quello dell'Irlanda a Chicago, gli All Blacks sono la squadra più forte al mondo e vincere è qualcosa che va oltre alla missione impossibile. Ma gli azzurri metteranno in campo un game plan fatto per mettere il più possibile in difficoltà Kieran Read e compagni e alcune scelte effettuate da Conor O'Shea lo stanno a dimostrare.

Difendere con cattiveria. Lo ha detto anche ieri in conferenza stampa il ct irlandese: "Voglio una squadra che lotti per 80', non che sia cattiva per 5, 10, 20 o 40 minuti e basta". Una cattiveria che dovrà essere soprattutto difensiva, lasciando meno possibilità possibile di pensare alla mediana degli All Blacks e rendere il più difficile possibile la loro costruzione di gioco. Ecco, dunque, perché in terza linea ci sono due mastini come Simone Favaro e Maxime Mbandà, il cui compito sarà quello di sacrificarsi per aggredire l'attacco neozelandese su ogni punto d'incontro.

Poi ci sono le scelte di Giorgio Bronzini in mediana, Luke McLean a centro ed Edoardo Padovani a estremo. Scelte particolari - in particolare il mediano esordiente e l'italoaustraliano a centro - ma che hanno una motivazione molto chiara. Che si riassume nella frase "Palla alta e pedalare". Sì, perché l'Italia dovrà tenere gli All Blacks il più possibile lontani dall'area di meta azzurra e per farlo dovrà spostare il baricentro del gioco nella metà campo dei tuttineri.

In campo, dunque, avremo ben quattro giocatori (ai tre citati va aggiunto ovviamente Carlo Canna, ndr.) che sanno utilizzare bene il piede per calci di spostamento, con Bronzini che ha una capacità di calciare l'ovale in aria che - come potenza più che qualità - non è paragonabile a quella di Gori o Violi. Insomma, con lui la difesa azzurra potrà salire meglio, mentre Canna, McLean e Padovani potranno sempre ricacciare indietro gli ospiti.

A ciò si aggiunga che tra le tre alternative a numero 9 Bronzini è quello meno "fantasioso". E' un metronomo che sa nascondere l'ovale, abbassando il ritmo del gioco e senza correre rischi palla in mano. Perché l'Italia difficilmente proverà a risalire il campo dalla propria metà campo, ma attaccherà quando fiuterà il sangue - cioè la linea di meta avversaria. Prima, invece, sarà una partita di sacrificio, di difesa e piede. Magari poco spettacolare, vero, ma contro gli All Blacks non c'è tanto da fare i raffinati. Per quello ci sono Sud Africa e Tonga.

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