Intervista esclusiva: Max Mbandà, il 'nuovo' italiano che placca

A poche ore dall'esordio contro gli USA abbiamo incontrato a San Jose la terza linea azzurra. Che si racconta.

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E' il volto nuovo della sfida contro gli Stati Uniti. Maxime Mbandà, classe '93, farà oggi il suo esordio da titolare in azzurro prendendo il posto dell'infortunato Robert Barbieri. 23 anni, papà congolese e mamma romana, ma di origine di Benevento, Max è uno della nuova generazione di azzurri. A San Jose l'abbiamo incontrato per conoscerlo meglio.

“Sono nato a Roma, ma quando avevo tre anni ci siamo trasferiti a Milano. Mio padre prima lavorava tra Treviso e Roma, ma poi è venuto anche lui a Milano. Lui arriva dalla Repubblica Democratica del Congo, è venuto in Italia a 19 anni con una borsa di studio e si è laureato alla Sapienza in medicina. E' chirurgo” racconta Maxime, che poi spiega come si è avvicinato al rugby. “In terza elementare sono passato dalla scuola privata a quella pubblica e in classe con me c'erano due ragazzi, o meglio eravamo ancora bambini, che giocavano e li ho seguiti”.

“Mia mamma è della provincia di Benevento, un paese a otto chilometri da dove arriva Tommy D'Apice, mentre mio padre è di Kinshasa. In casa sono abituato a veder lavorare e studiare duro, mio padre passava le notti sui libri e anche ora ha preso un master in filosofia” continua Maxime, anche lui iscritto all'università, Ingegneria biomedica. “Mi sono iscritto a Pisa, quando frequentavo l'Accademia, ma ora è dura, faccio qualche esame ma sono sempre tre ore di viaggio ad andare e tre a tornare, vedremo” confessa, ammettendo di essere dispiaciuto di essere figlio unico. “Mia madre è terza di quattro fratelli, mio padre il quinto di 10, mi sarebbe piaciuto avere una sorella o un fratello, soprattutto pensando al futuro”.

Passioni fuori dallo studio e dal rugby? “Oltre a battere a carte Sami Panico e Tommaso Castello (la cui sfida a scopa in coppia con David Odiete è stata brutalmente interrotta per colpa dell'intervistatore, ndr.) e vincere facile mi piace uscire con gli amici e ascoltare musica, anche prima della partita. Mi piace la musica R&B, la musica nera... ce l'ho nel sangue. Ma sono cresciuto con mia mamma che ascoltava Pino Daniele, Zucchero, da piccolo la mia canzone preferita era 'C'era un ragazzo che come me amava i Beatles', mi piace un po' di tutto”.

E parlando di musica nera il discorso non può scivolare sulla questione dell'italianità di Max e su come ha vissuto l'essere un ragazzo italiano di colore in Italia. “Io sono italiano al 100%, anche se ovviamente mi porto dentro la mia parte congolese, anche fisicamente, ma mi sento italiano, così come congolese. Sono stato tre volte in Congo, ma l'ultima volta avevo 11 anni, poi per vari motivi non ho più avuto l'occasione” racconta la terza linea.

“Il razzismo mi ha toccato poco, per fortuna. Gli unici episodi sono capitati alle elementari, con i bambini, ma poi abbiamo scoperto che ripetevano le frasi dei loro genitori. Ma io sono una persona socievole, faccio amicizia facilmente con tutti, non mi piace litigare e, quando capitano frasi razziste, mi entrano da una parte e mi escono dall'altra” racconta ancora Maxime, fidanzato con Cristiana, ragazza toscana conosciuta ai tempi dell'Accademia.

“Sono cresciuto a Milano in una zona molto caratteristica, tra Piazzale Loreto e Viale Padova, una zona multietnica. Alle medie i miei migliori amici erano un ragazzo cinese e uno di Santo Domingo, ma al tempo stesso i miei amici più cari erano italianissimi e sono quelli che mi hanno avvicinato al rugby e sono ancora i miei più cari amici oggi” continua Mbandà.

Tornando al rugby giocato, chi sono i giocatori, i compagni, cui Maxime guarda con più attenzione e cui si ispira? “Simone Favaro è uno cui mi sono molto ispirato sempre, così come Rob Barbieri. L'ho detto oggi in gruppo, sembra ieri che guardavo a loro per ispirarmi e ora sono qui. Mi piace il loro atteggiamento, mi piacciono come giocatori e oggi sentirmi dare consigli da Simo è la cosa migliore cui possa aspirare” racconta la terza linea, che può giocare ovunque. “Ho giocato numero 8, ma anche 7 e 6 mi piace molto, si placca tanto, c'è molto recupero della palla. Non mi tiro indietro, mi piace il contest”.

E O'Shea? “Come persona è il meglio che puoi trovare. Anche fuori dalla partita è uno che ti parla come fosse un amico, crea quel contatto che spesso con gli allenatori ti sembra di non poter avere. Lui invece è sempre disponibile e anche gli allenamenti ci stanno soddisfacendo, brevi ma intensi”. E oggi l'esordio... “Non ho ancora realizzato il tutto, sto ancora vivendo in un sogno, tutto sfocato. Domani (oggi, ndr.), sicuramente, quando entrerò in campo realizzerò e dovrò cambiare subito testa”.

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