Rugby Seven: Italia, tra salvezza e top 8 europea

La tappa di Mosca delle Grand Prix Series ha confermato le previsioni della vigilia con le dodici squadre divise in tre gruppi.

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Da un lato ci sono le magnifiche sei, con le due formazioni britanniche e la Francia che stanno preparandosi a Rio 2016, mentre Germania, Russia e (più staccata) Spagna hanno disputato l'ultimo torneo prima del preolimpico di Montecarlo, dove si giocheranno l'ultimo posto per i Giochi. Poi ci sono Georgia e Portogallo (anche se la Georgia ha battuto la Spagna conquistando un ottimo sesto posto finale) e infine il Belgio con Italia, Lituania e Polonia.

Insomma, i risultati della tappa di Mosca dicono che l'Italia, come previsto, lotterà per restare nell'élite del rugby seven europeo. E con la Polonia che ospiterà anche nei prossimi anni una tappa delle Grand Prix Series - e dunque è esclusa dal rischio retrocessione - per gli azzurri l'obiettivo sarà quello di chiudere le tre tappe almeno in decima posizione. Ma, come detto, questo è l'obiettivo minimo per Ragusi e compagni, che tra Exeter e Gdansk a luglio dovranno provare a fare il salto di qualità e mirare a entrare almeno una volta nei quarti di finale di una tappa delle Grand Prix Series, con il nono posto di Mosca che dev'essere un'ottima base di partenza.

Molto faranno le composizioni dei gironi, con un girone di ferro che renderebbe l'obiettivo proibitivo, mentre un girone con una formazione più abbordabile permetterebbe agli azzurri di provare a chiudere tra le migliori terze. Ma le incognite da qui a luglio sono diverse. Se le due britanniche e la Francia presumibilmente cresceranno di livello con l'avvicinarsi di Rio, per Germania, Russia e Spagna molto farà il torneo preolimpico tra due weekend. La qualificazione olimpica darebbe slancio ed entusiasmo, mentre una bocciatura potrebbe avere contraccolpi psicologici.

Un mese in più d'esperienza, invece, non può che far bene a un'Italia che a Mosca si è mostrata per lunghi tratti impacciata, con giocatori poco abituati ai ritmi e ai movimenti del seven e che hanno commesso errori banali che sono costati caro. In difesa sono state regalate troppe mete sinceramente evitabili con placcaggi più decisi, mentre in attacco si sono viste spesso poche idee e in diverse occasioni un po' di sufficienza nel controllo dell'ovale ha impedito mete che sembravano ormai fatte.

Andy Vilk dovrà, dunque, lavorare molto per far sì che la squadra si presenti tra un mese a Exeter con più esperienza, con quegli automatismi che in Russia sono mancati e con la convinzione che si possa puntare più in alto. "Siamo molto più forti noi" si è sentito nell'intervallo del match sofferto con la Polonia ed è da questa consapevolezza che gli azzurri devono ripartire.

I limiti ci sono, i problemi che derivano da anni di mala programmazione federale sono evidenti, ma il talento di molti azzurri è evidente e lavorando la salvezza deve essere certa (e la vittoria polacca con la Lituania è un bell'aiuto!). Cercando, nelle prossime settimane, di chiudere il gap, puntando a Portogallo e Georgia e, soprattutto, cercando anche nei match impossibili di limitare al massimo i passivi, visto che la differenza punti è decisiva per poter puntare a entrare regolarmente tra le migliori otto d'Europa. Anche perché il gruppo azzurro è giovane e ci sono stati tantissimi nuovi innesti che possono solo migliorare col tempo.

Il tutto senza dimenticare, ovviamente, che il grosso limite degli azzurri è la specializzazione. Gli avversari, infatti, seppur con una tradizione rugbistica decisamente inferiore hanno puntato forte sul seven negli ultimi anni, creando un gruppo di giocatori dalle caratteristiche ideali per la versione olimpica della palla ovale e che si allenano e giocano assieme costantemente durante l'anno. Così la Germania si è scoperta un top team mondiale, mentre anche nazioni come Belgio, Polonia o Lituania possono mettere in difficoltà gli azzurri.

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