Lutto ovale: addio a Bruzzone, giornalista dei record

E' deceduto questa notte a Genova il decano dei cronisti ovali, una carriera a raccontare e ad arrabbiarsi per il rugby.

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Se ne va una pagina storica del rugby italiano. Questa notte a Genova è morto Carlo Bruzzone, firma storica della palla ovale, come scrive Marco Pastonesi su Onrugby. Classe '34, la prima partita che ha seguito fu un'Italia-Spagna nel 1951, a soli 17 anni. Da allora la sua presenza in tribuna stampa è stata una costante, arrivando ad accumulare ben 234 'caps' al seguito dell'Italrugby.

Firma sanguigna, di Carlo Bruzzone si ricordano gli sfoghi, le esultanze e le arrabbiature. Era un giornalista-tifoso, forse non l'esempio migliore di obiettività e pacatezza, ma sicuramente l'emblema della passionalità. Ex seconda linea, Carlo ha seguito la palla ovale in tutto il mondo, vivendo alcune delle pagine più belle del rugby azzurro e anche alcune delle più buie, dalle sfide con Marocco e Portogallo a quelle con All Blacks e Inghilterra.

Da protagonista, perché Bruzzone non riusciva a vivere il rugby solo da cronista esterno e distaccato. Al punto da riuscire, nella sua lunghissima carriera, a litigare con gli arbitri che sfavorivano l'Italia, ma anche di urlare inviperito in conferenza stampa contro un certo Sir Clive Woodward, colpevole di rappresentare quel rugby britannico che vedeva l'Italia solo come una squadra capace di giocare sporco, un rugby senza valore. In tribuna stampa la sua voce si sentiva sempre a incitare gli azzurri o a inveire contro tutto e tutti.

Carlo Bruzzone se ne è andato questa notte, portato via da un tumore al pancreas che non ha lasciato scampo. Ma, forse, Carlo semplicemente se ne è andato a scrivere di nuovo per il suo Corriere Mercantile, il giornale con cui aveva iniziato e che non aveva mai tradito per tutta la vita. Corriere Mercantile che meno di un anno fa aveva cessato le pubblicazioni, ucciso dalla crisi dell'editoria italiana. E, ora, Carlo potrà tornare a scrivere di rugby, ma non solo, sulle sue pagine.

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