Elezioni federali: servono progetti comuni, non personalismi

Chi vuole rivoluzionare il rugby italiano deve fare fronte comune e non andare ognuno per la sua strada.

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Mancano ancora diversi mesi prima delle elezioni per il rinnovo degli organi federali del rugby italiano, con le votazioni che sono previste tra settembre e dicembre prossimo. Eppure c'è già tanto fermento tra chi plaude alla politica di Alfredo Gavazzi (e di chi l'ha preceduto) e chi, invece, vede il rugby italiano in profonda crisi e chiede un cambiamento profondo dopo un ventennio di continuità.

Una lunga campagna elettorale che viene vissuta su due piani distinti. Da un lato le sensazioni dei tifosi, degli appassionati; dall'altro la politica dei club, dei dirigenti, cioè di chi realmente vota. Ma soprattutto una campagna elettorale che prima che sui nomi dev'essere fatta sui progetti, sulle politiche che si vorranno portare avanti nel prossimo quadriennio per riportare l'Italia ovale a essere competitiva, sia nell'alto livello sia sul territorio e a livello di club.

Le elezioni 2016 sono un passaggio fondamentale del rugby italiano e rappresentano da un lato un referendum sul lavoro svolto dall'attuale dirigenza federale, dall'altro però servirà un'alternativa credibile con un progetto che rivoluzioni la politica ovale partendo dalla base e salendo fino all'alto livello. Ribadiamo, un'alternativa basata sui progetti non sui nomi. Né sui personalismi (da qualsiasi parte arrivino).

Oggi, invece, vediamo che il malessere e il malumore che è palpabile nel movimento sta venendo intercettato da diversi attori che stanno lavorando separatamente. Le cui basi non si discostano in maniera netta – la contrarietà assoluta con la politica di Gavazzi, ma anche un progetto che guardi al territorio oltre che alla nazionale e all'alto livello è comune in tutti – ma che rischiano di perdere forza proprio perché separati.

Serve, invece, un confronto - anche duro, aspro - tra le parti non solo per fare la conta sul peso politico, ma anche per trovare una piattaforma elettorale comune, che rispecchi le sensibilità di tutti e che permetta a chi vuole presentarsi alle elezioni di farlo in maniera compatta e, appunto, credibile.

Su queste pagine non abbiamo lesinato critiche – anche pesanti – ad Alfredo Gavazzi, alle sue politiche e al suo atteggiamento e non nascondiamo, ovviamente, che guardiamo con interesse e speranza a chi si proponga come reale alternativa alla sua politica ovale. Ma dev'essere chiaro a tutti che se si andasse a votare oggi, con l'attuale frammentazione dell'opposizione, una rielezione dell'attuale presidente non sarebbe fantascienza. E, a quel punto, chi sarà causa del suo mal piangerà se stesso e se le politiche federali saranno fallimentari le colpe saranno da dividere tra chi governa il rugby italiano e chi, invece, non ha voluto cambiarlo.

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