Inghilterra: i medici vogliono placcare il rugby a scuola

Una settantina di medici e ricercatori ha scritto al governo inglese affinché vieti i placcaggi nel rugby giovanile.

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I bambini possono farsi male. E' questo il succo della lettera scritta da 70 medici e ricercatori al governo inglese affinché vieti il rugby nelle scuole, almeno come lo conosciamo noi. Secondo i medici, che si affidano a una ricerca, i ragazzi che praticano rugby rischiano di subire infortuni. Soprattutto a causa dei placcaggi. Ed ecco l'idea: vietare i contatti violenti, cioè far giocare gli studenti a rugby touch.

Una posizione che si scontra con la politica dell'Rfu che ormai da qualche anno ha lanciato un programma di introduzione del rugby in diverse scuole, al fine di coinvolgere fino a 1 milione di studenti. Un progetto che sta dando i suoi frutti, con i tesserati in forte crescita, soprattutto a livello juniores. Ora, però, il governo potrebbe mettere un freno.

Si parla di 1 milione di ragazzi tra gli 11 e i 18 anni in circa 400 istituti in tutta la Gran Bretagna, che dovrebbero aumentare nei prossimi anni. All'appello dei medici ha risposto la Rfu, che ha sottolineato come il rugby scolastico venga praticato in massima sicurezza, con obbligo di paradenti e caschetto per tutti, mentre gli appassionati di rugby respingono la proposta degli esperti perché il rugby è uno sport di contatto. Senza placcaggi non è rugby, dicono.

Posizione ribadita anche da uno dei docenti coinvolti nel progetto, che alla Bbc ha dichiarato: "E' importante che i ragazzi si assumano la sfida del contatto, dello scontro non per il gusto di farlo, ma come tappa verso lo sviluppo mentale, caratteriale e fisico. Il punto non è placcare o essere placcato, ma imparare a evitare gli ostacoli. E, nel caso, saper far fronte agli impatti. E per farlo serve disciplina mentale, capacità di usare il corpo, volontà. A molti ragazzi serve la sfida del contatto nella fase adolescenziale della sfida, così come molti altri troverebbe noiosa la disciplina del rugby toccato, tanto da perdere interesse in questo sport".

E nel dibattito, con un lungo comunicato, è intervenuta anche la World Rugby. Il massimo organismo respinge le accuse dei medici, sottolinea come viviamo in un periodo storico dove l'inattività provoca un'ampia obesità tra i giovani e riguardo ai rischi del rugby evidenzia come tutte le statistiche mostrino che non vi sono più infortuni nel rugby rispetto ad altri sport a livello giovanile. E dice che "la richiesta di vietare il contatto non è supportato da basi evidenti e non rende giustizia degli sforzi in tema di sicurezza. E non riflette il punto di vista di milioni di persone che accettano il rugby in tutte le sue forme, comprese il contatto".

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