Affari italiani: Zebre, un nuovo gigante d'argilla?

La franchigia di Parma sta ottenendo buoni risultati in campo, ma dietro cosa c'è davvero?

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In campo le Zebre convincono, vincono e si sono ormai proposte come la miglior formazione italiana in Europa. Ma i successi dei bianconeri rischiano di essere oscurati da una società che a un anno dalla privatizzazione ha l'organigramma e i conti che non tornano.

Le voci che arrivano da Parma sono ormai da alcuni mesi preoccupanti, al punto che – da quel che risulta a Rugby 1823 – anche il collegio sindacale avrebbe chiesto lumi sui conti della società. Le Zebre, come sappiamo, è nata come azionariato popolare, con diversi attori (circa 50 soci) che sono entrati con quote più o meno grandi, anzi, più o meno piccole (300mila euro totali). Un azionariato molto frammentato che dopo alcuni mesi mostra tutti i suoi limiti.

Quote di poche migliaia di euro che, però, danno voce in capitolo agli azionisti rendendo di fatto la società ingovernabile, con potere decisionale limitato da parte dei privati. A ciò si aggiunga che l'ingresso in corsa dei nuovi azionisti non ha permesso di creare una struttura dirigenziale funzionale e che ha dimostrato in questi mesi diversi limiti, oltre a scelte sportivo-economiche discutibili, come l'elevato costo di Mils Muliaina che è – sino a ora – una meteora nel panorama bianconero.

Questioni, quelle elencate sin qui, che hanno portato al nocciolo della questione, cioè quei conti di cui il collegio sindacale chiede numi. Perché il bilancio delle Zebre non è chiaro, le entrate e soprattutto le uscite sono difficili da conoscere e a Parma si parla da tempo di un presunto buco nei conti delle Zebre. Un buco che sarebbe superiore allo stesso capitale sociale e che non è chiaro chi coprirà da qui a fine stagione. Sono gli azionisti privati, ma in questo caso va capito chi e in che misura, ci si è rivolti alle banche per dei prestiti o è la Fir a metter mano al portafogli oltre la famosa quota dei 4 milioni annui, restando così de facto l'azionista di maggioranza delle Zebre, nonostante una quota ufficiale del 4%?

L'esperienza privata delle Zebre, insomma, a meno di un anno dalla nascita sembra percorrere una strada pericolosa e scivolosa, con il rischio di tradursi in un flop incredibile per lo sport italiano, per il movimento e per la Federazione. Se la situazione è questa, ma le notizie da Parma lasciano pochi dubbi sulle difficoltà dei bianconeri – con l'unica incognita sulla reale consistenza economica di queste difficoltà – la domanda che nasce spontanea è: qual è la progettualità delle Zebre per il futuro a breve, medio e lungo termine?

Perché se a livello sportivo il patrimonio tecnico è di buon livello, come i risultati in campo dimostrano, la questione è se dietro i quadri dirigenziali siano all'altezza di un torneo di livello internazionale, se la struttura societaria attuale permetta di lavorare al meglio o la frammentazione societaria sia un blocco alla crescita della squadra in un contesto gestionale che va affrontato in maniera professionale e a 360°.

E cosa stanno facendo Alfredo Gavazzi e la Fir in tutto ciò? Si stanno muovendo alla ricerca di nuovi soci che possano subentrare alle Zebre, con una quota azionaria non frammentata e che possano dare un input decisivo alla società, o galleggiano in questa situazione ambigua? Si lavora per salvare l'oggi, o si vuole lavorare per costruire qualcosa che progettualmente possa durare nel tempo?

Foto - Zebre Rugby

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