Affari italiani: Innocenti "Una franchigia e far crescere l'Eccellenza"

Intervistato da Repubblica il presidente del comitato veneto - e promotore dell'opposizione a Gavazzi - fa il punto della crisi del rugby italiano.

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Tre franchigie? No, al massimo una. E poi investire sui campionati italiani, dalla Serie C all'Eccellenza ed evitare stranieri costosi e inutili. Queste alcune delle ricette che il dottor Marzio Innocenti prescrive al malato, cioè il rugby italiano. Intervistato da Massimo Calandri, infatti, il numero 1 del rugby veneto e oppositore di Alfredo Gavazzi fa il punto.

"Io dico che l'Italia non può permettersi più di una franchigia in Europa: è una questione tecnica ed economica. Bisogna investire meglio, perché non capisco a cosa serva per il nostro rugby puntare su atleti stranieri come Muliaina e Burgess, così come hanno appena fatto le Zebre" va subito all'attacco Innocenti, con parole diametralmente opposte alla volontà di una terza franchigia espresse anche pochi giorni fa da Gavazzi.

Una franchigia significa più competività in campo e soldi risparmiati dalla Fir. "L'importante è che poi investa sui campionati e i settori giovanili dei club: la ricetta è semplice" continua Innocenti, che poi ricorda quando Vittorio Munari disse "Siamo solo i migliori in una corsa di asini" dopo che Innocenti e i suoi compagni avevano vinto lo scudetto. "Allora mi arrabbiai moltissimo, oggi penso che aveva ragione. Il rugby italiano è ancora un passo indietro. Però col tempo gli asini possono anche diventare dei buoni cavalli, e vincere le corse: a patto di cambiare questo sistema" conclude Innocenti.

Foto - Benetton Treviso

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