Rugby e integrazione: Le Tre Rose, cioè i rifugiati scendono in campo

La Fir ha concesso la deroga al club piemontese di schierare in lista gara fino a 22 stranieri, tutti rifugiati richiedenti asilo. Insomma, la cosiddetta "squadra di scappati di casa".

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La Federazione Italiana Rugby, con una deroga ad hoc concessa dal Consiglio Federale durante l’ultima riunione 2015, ha permesso alla Società “Le tre Rose”, iscritta al Campionato Italiano di Serie C nel Girone piemontese, di schierare a lista gara un totale di ventidue giovani rifugiati richiedenti asilo nel nostro Paese, permettendo così loro di sviluppare e coltivare la propria passione per il rugby.

I regolamenti federali prevedono, per il Campionato Italiano di Serie C, l’utilizzo minimo di 21 giocatori di formazione italiana sui 22 a lista gara: la deroga concessa dal Consiglio, ultima tappa di un percorso avviato da FIR sin dall’inizio della stagione, permetterà ai giovani atleti de Le Tre Rose in possesso dello status di richiedenti asilo - molti dei quali alle prime esperienze con la palla ovale - di prendere regolarmente parte insieme ai propri compagni all’attività agonistica del Club, che ha rinunciato alla possibilità di promozione, e proseguire tramite la pratica dello sport e grazie ai valori tipici del rugby il proprio percorso di integrazione.

La Federugby rafforza con questa iniziativa il proprio impegno nel campo della responsabilità sociale con una azione concreta che, come nella volontà de Le Tre Rose, potrà garantire un contributo effettivo al processo di integrazione nel tessuto sociale italiano da parte dei giovani rifugiati.

Alfredo Gavazzi, Presidente della Federazione Italiana Rugby, ha dichiarato: “Il primo impegno di FIR è quello di promuovere il gioco del rugby nel nostro Paese, ed attraverso la pratica sportiva far conoscere e promuovere quei valori che sono tipici del nostro sport. Il sostegno, la solidarietà per i compagni, sono senza dubbio tratti fortemente caratterizzanti del gioco del rugby e per tale motivo il Consiglio che ho l’onore di presiedere non poteva che accogliere con favore la richiesta de Le Tre Rose, un Club che con questo progetto svolge un’importante opera sociale, prima ancora che sportiva. Questi giovani rifugiati, che si sono avvicinati di recente al nostro sport e che, in base ai regolamenti, non avrebbero potuto trovare spazio nella stessa lista gara, potranno partecipare ad un campionato nazionale e, con il supporto dei propri compagni e la scoperta del nostro mondo, inseguire una meta che vale molto più di cinque punti, quella dell’integrazione”.

Paolo Pensa, Presidente de “Le Tre Rose”, ha commentato: “Lavoriamo dall’anno scorso con questi giovani provenienti da Paesi e condizioni sociali difficili e, con la stagione 2015/2016, abbiamo deciso di aggregarli stabilmente alla nostra prima squadra. La loro conoscenza del rugby è, in alcuni casi, ancora relativa ma la gioia dello scendere in campo, il senso di integrazione che indossare la maglia del Club insieme ai propri compagni regala loro è per noi l’aspetto più importante del nostro progetto. Voglio ringraziare a nome di tutti questi ragazzi la FIR, il Presidente ed il Consiglio per aver accolto la nostra istanza ed aver così applicato, in modo concreto, tutti i valori di cui il nostro sport è meraviglioso ambasciatore. Spero che, venendo a conoscenza della nostra storia, anche altri Club scendano in campo al nostro fianco in questa importante sfida”. Insomma, come si dice... una squadra di scappati di casa.

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