Champions Cup: la "farsa" italiana e il flop celtico

Un durissimo attacco sul "Daily Mail" mette in dubbio la partecipazione italiana alle Coppe europee.

during the Heineken Cup match between Leicester Tigers and Benetton Treviso at Welford Road on October 18, 2013 in Leicester, England.

Basta il titolo per capire che quello a firma di Liam Heagney sarà un attacco durissimo al rugby del Belpaese. "La farsa italiana" dice tutto e, leggendo l'articolo, è difficile trovare una difesa d'ufficio per come in questi anni sono state gestite le franchigie italiane e trovare una crescita azzurra in questi anni.

Il collega irlandese non fa giri di parole e definisce le parole di rispetto dello staff del Munster alla vigilia della sfida con la Benetton come "parole di facciata", perché in verità gli irlandesi non possono che puntare alla vittoria con bonus contro i veneti, ancora a quota zero vittorie in Pro 12. Ma, come sottolinea Heagney, non stiamo parlando di un caso.

Nelle quattro edizioni della Heineken Cup dopo l'ingresso italiano in Pro 12, infatti, ha visto Treviso con un record di 2 vittorie, 1 pareggio e 21 sconfitte, con gli Aironi a 1 vittoria e 11 sconfitte e le Zebre ferme a 12 sconfitte. L'anno scorso, quando la Coppa Europa è scesa da 24 a 20 squadre e si sperava in una situazione più equilibrata, c'era solo la Benetton, che ha chiuso con 1 vittoria e 5 sconfitte. Insomma, in cinque anni di Pro 12 il record italiano in Europa è di 4 vittorie, 1 pareggio e 47 sconfitte. Imbarazzante.

A ciò si aggiunga, come sottolinea il Daily Mail, che negli anni i gironi che comprendevano un club italiano sono stati 6 volte su 9 tra quelli che hanno qualificato 2 squadre alla fase a eliminazione diretta, con le italiane a fare da squadra cuscinetto, regalando i punti bonus decisivi per conquistare i quarti di finale. Così il giornalista irlandese si chiede, in conclusione, se la presenza 'caritatevole' dell'Italia in Champions Cup sia giustificabile a scapito della credibilità del torneo stesso.

Insomma, i problemi italiani sono evidenti, anche all'estero. E i dubbi sulla capacità del movimento azzurro di gestire due franchigie professionistiche crescono, nonostante le parole di chi vorrebbe addirittura aumentare a tre il numero dei club celtici. Da un punto di vista sportivo l'Italia è l'ultima ruota del carro in Pro 12 e, ancora di più, in Champions Cup, ma anche dal punto di vista economico i dubbi sulla sostenibilità di due franchigie crescono.

I costi per il movimento sono altissimi, anche se il bilancio Fir non è così inteleggibile per capire esattamente le spese per Zebre e Treviso, e ancor meno trasparenti sono i bilanci delle due franchigie, in particolare delle Zebre - che sono un mix tra privato e pubblico, a differenza della Benetton -, con le perplessità sulla tenuta economica che incombono come una spada di Damocle sull'intero movimento italiano.

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